Sabriel AI

Documentazione

Ogni impostazione del plugin, spiegata: cosa fa davvero e come configurarla al meglio.

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Avvio guidato

La prima schermata che vedi dopo aver attivato il plugin. Esiste per un motivo preciso: i campi più importanti (motore AI, lingua, identità di base) sono sparsi su pagine diverse del pannello, e senza una guida un amministratore alle prime armi dovrebbe scoprire da solo dove si trova ognuno. Il wizard li mette in fila, uno via l'altro, nell'ordine in cui servono davvero. Non è obbligatorio finirlo: puoi saltarlo in ogni momento (il pulsante "Salta" in alto non perde nulla di quello che hai già scritto) e configurare tutto dopo dalle pagine normali, dove vivono esattamente gli stessi campi. Il wizard non è un posto "speciale", è solo la stessa configurazione presentata in un ordine più comodo la prima volta.

Lingua del bot

Sabriel AI → Avvio guidato

Cosa fa: In che lingua il bot risponde ai clienti in chat. Non è la lingua di questo pannello che stai guardando tu: sono due cose separate e non si toccano mai fra loro. La lingua del pannello la scegli nella tendina apposita (in Impostazioni, scheda Generali): finché lì c'è «Come il sito», il pannello segue la lingua di WordPress; se invece scegli una lingua tua, da quel momento il pannello resta su quella anche cambiando la lingua del sito, finché non rimetti «Come il sito». Mentre guardi le pagine di questo plugin, anche i menu di WordPress attorno seguono la lingua che hai scelto; appena esci tornano alla lingua del sito.

Perché esiste questa distinzione: Chi installa il plugin e chi lo usa per parlare col bot sono quasi sempre persone diverse: tu configuri il sito in italiano, ma i clienti che scrivono in chat potrebbero essere spagnoli, inglesi, di qualsiasi nazionalità. Se il pannello e il bot condividessero la stessa lingua, cambiare l'una cambierebbe anche l'altra senza che tu lo voglia. Per questo sono due impostazioni completamente separate, anche se si assomigliano.

Come configurarla al meglio: Scegli la lingua principale dei tuoi clienti. Se il tuo pubblico scrive in più lingue, non preoccuparti: di default il bot risponde sempre nella lingua che il cliente usa per scrivere, qualunque essa sia. Questa scelta serve solo come punto di partenza per il primo saluto, prima ancora che il cliente abbia scritto qualcosa da cui il bot possa capire la lingua giusta.

Hai già una licenza Pro o Agenzia?

Sabriel AI → Avvio guidato / Premium

Cosa fa: Campo per inserire una chiave di licenza già acquistata, per sbloccare subito tutte le funzioni Pro.

Come lo vedi nel pannello

Hai già una licenza Pro o Agenzia?

Il plugin invierà periodicamente i dati essenziali della licenza a Sabriel AI per verificare aggiornamenti di sicurezza e funzionalità, e verificare la validità della tua licenza.

Perché questo avviso sui dati: La chiave di licenza non è solo un codice decorativo: viene davvero controllata a intervalli regolari contro il server di licenze, per confermare che sia ancora valida e collegata a QUESTO sito. È lo stesso motivo per cui non puoi semplicemente copiare la chiave di un cliente su un altro sito senza prima disattivarla dal primo: il controllo periodico se ne accorgerebbe.

Come configurarla al meglio: Lascialo vuoto se non hai ancora comprato nulla: il bot funziona comunque in versione gratuita, con le funzioni di base. Puoi attivare una licenza in qualsiasi momento, anche mesi dopo: non c'è nessuna scadenza per "approfittare" di questo campo, resta lì ad aspettare.

Motore AI

Qui scegli quale intelligenza artificiale userà il bot per capire e rispondere ai clienti, e inserisci la chiave che la collega al tuo account. È probabilmente la prima pagina da configurare davvero: senza una chiave valida, il bot non può rispondere a nessuno.

Perché serve una chiave TUA e non una già inclusa nel plugin: ogni conversazione che il bot elabora ha un costo reale, pagato al servizio AI scelto (Google, OpenAI o Anthropic), in base a quanto viene scritto e letto. Se il plugin includesse una chiave condivisa, quel costo ricadrebbe su chi l'ha creato, per tutti i siti che lo usano: insostenibile. Con la tua chiave, il costo resta tuo e sotto il tuo controllo diretto: vedi le fatture, imposti limiti di spesa, cambi motore quando vuoi, senza mai passare da nessun intermediario.

Scelta del motore

Sabriel AI → Motore AI

Cosa fa: Determina quale servizio AI elabora ogni messaggio del cliente. Puoi cambiarlo in qualsiasi momento, anche con conversazioni già in corso.

Come lo vedi nel pannello
Google Gemini
✓ attivo
Chiave salvata
OpenAI (ChatGPT)
Nessuna chiave
Claude (Anthropic)
Nessuna chiave

Perché cambiare motore non rompe nulla: Il motore scelto influenza SOLO come il bot elabora il PROSSIMO messaggio: la cronologia delle conversazioni già avvenute, le prenotazioni, i preventivi, tutto resta esattamente dove era. Puoi provare un motore per una settimana, cambiarlo, e nessun dato del cliente viene toccato: è un interruttore su "chi pensa", non su "cosa è già stato salvato".

Come configurarla al meglio: Google Gemini è la scelta più economica e ha un livello gratuito ampio, adatto a iniziare senza spendere nulla nei primi tempi. ChatGPT e Claude sono validissime alternative se hai già un abbonamento o una preferenza personale: la qualità delle risposte per il tipo di conversazioni che gestisce questo bot (chat commerciale, non compiti creativi complessi) è comparabile tra i tre.

Scelta del modello

Sabriel AI → Motore AI

Cosa fa: Ogni motore (Gemini, ChatGPT, Claude) offre più modelli, dal più economico e veloce al più potente. Qui scegli quale modello usare per il motore attivo. Ogni voce mostra il prezzo indicativo per milione di token, cioè quanto costa elaborare i messaggi, così puoi scegliere in base al budget, e quello consigliato è già selezionato di default.

Quale scegliere: Per una chat commerciale come questa, il modello consigliato e già preselezionato è quasi sempre la scelta migliore: è il più economico che regge bene questo tipo di conversazioni. Sali a un modello più potente solo se noti risposte deboli, scendere non serve perché il consigliato è già la fascia più conveniente sensata.

Personalizzato: Se il servizio AI pubblica un modello nuovo non ancora in elenco, puoi scrivere a mano il suo nome esatto scegliendo personalizzato. I prezzi mostrati sono verificati alla data indicata nel pannello e possono cambiare nel tempo: fa sempre fede il listino ufficiale del servizio AI, linkato lì accanto.

Come ottenere una chiave Google Gemini (gratis)

1. Vai su aistudio.google.com e accedi con un account Google.

2. Clicca su "Get API key", poi "Create API key".

3. Copia la chiave generata e incollala nel campo del pannello.

Da sapere: il livello gratuito di Google ha un limite di richieste al minuto e al giorno: abbondante per un bot su un sito con traffico normale, ma se un giorno il tuo sito riceve un'ondata insolita di visitatori, potresti temporaneamente esaurirlo. Google mostra sempre l'uso attuale nella stessa pagina dove hai creato la chiave.

Come ottenere una chiave OpenAI (ChatGPT)

1. Vai su platform.openai.com e crea un account (diverso dall'account ChatGPT normale: questo è per sviluppatori, richiede un metodo di pagamento).

2. Vai su "API keys", clicca "Create new secret key".

3. Copia subito la chiave (inizia con "sk-..."): non sarà più visibile dopo aver chiuso quella finestra.

Da sapere: a differenza di Gemini, qui non c'è un livello gratuito: ogni conversazione ha un costo, addebitato sul metodo di pagamento collegato. OpenAI permette di impostare un tetto massimo di spesa mensile nelle impostazioni di fatturazione del tuo account, utile come rete di sicurezza.

Come ottenere una chiave Anthropic (Claude)

1. Vai su console.anthropic.com e crea un account (richiede un metodo di pagamento).

2. Vai su "API Keys", clicca "Create Key".

3. Copia la chiave (inizia con "sk-ant-...") e incollala nel pannello.

Da sapere: come OpenAI, richiede un metodo di pagamento e non ha un livello gratuito permanente (a volte offrono crediti di prova per i nuovi account). Anche qui puoi impostare limiti di spesa dalla console.

⚠️ Quando il server lo permette (quasi sempre), ogni chiave viene cifrata prima di essere salvata nel database, e nemmeno guardando dentro WordPress o il database si vede in chiaro. Se sul tuo server manca l'estensione OpenSSL di PHP la cifratura non è possibile: te lo diciamo subito, con un avviso sopra il modulo, nel momento in cui salvi la chiave, e la pagina Stato sistema continua a dirtelo con la riga «Cifratura delle chiavi disponibile». In ogni caso non condividere la chiave con nessuno: è legata al tuo account e ai tuoi costi di utilizzo, esattamente come una password.

Personalizzazione

L'aspetto del widget di chat e del PDF dei preventivi: tutto quello che il cliente vede visivamente, a differenza di Comportamento (la sezione dopo questa) che riguarda cosa il bot DICE, non come appare.

Identità: nome del bot e logo

Sabriel AI → Personalizzazione

Cosa fa: Il nome che il bot usa per presentarsi e il logo mostrato nell'intestazione della chat e come icona del pulsante.

Come lo vedono i tuoi clienti
Ciao! Sono Sabriel AI, l'assistente digitale di Sabriel Agency. In cosa posso aiutarti?
Vorrei un'informazione

Perché un nome proprio invece di "Assistente virtuale": Un nome dà al cliente qualcosa a cui rivolgersi ("Ciao Luna, ho una domanda") invece di parlare con un'entità anonima: piccola differenza, ma nell'esperienza di chi scrive cambia il tono di tutta la conversazione, la rende più simile a scrivere a una persona dell'azienda che a compilare un modulo.

Se lasci vuoto il nome: il bot si presenta con il nome della tua attività, quello scritto in Impostazioni → Generali, e lo segue anche se un domani lo cambi. Il campo te lo mostra in grigio come suggerimento: finché resta grigio vuol dire che è vuoto e che il nome arriva da lì. Scrivendoci dentro qualcosa scegli un nome tuo, e da quel momento resta quello finché non svuoti di nuovo il campo.

Come configurarla al meglio: Un nome breve, facile da dire. Un logo quadrato e semplice, che resti leggibile anche molto piccolo: l'icona del pulsante della chat è minuscola, un logo con troppi dettagli o testo piccolo si perde completamente a quella dimensione.

Colori

Sabriel AI → Personalizzazione

Cosa fa: Il colore principale tinge l'intestazione della chat, il pulsante e i messaggi del bot. Il secondario è usato per accenti e dettagli.

Come lo vedi nel pannello
Principale
Secondario

Perché nel piano Free i colori principali e non un tema completo: I colori principali (primario, secondario, nome del bot nell'intestazione, colore chiaro di contrasto e sfondo dietro al logo) bastano a far sembrare il widget "tuo" invece che un widget generico: sono la parte che l'occhio nota per prima. Il resto della personalizzazione (bolla di benvenuto, modello PDF) fa parte del piano Pro perché richiede più tempo di manutenzione da parte nostra e serve davvero solo a chi ha già un'attività avviata con esigenze di marchio più precise.

Come configurarla al meglio: Usa i colori del tuo marchio: è la prima cosa che un visitatore nota del widget. L'anteprima si aggiorna dal vivo mentre li cambi, quindi prova diverse combinazioni prima di salvare. Evita colori troppo chiari per il principale: il testo bianco dei messaggi del bot deve restare leggibile sopra.

Bolla di benvenuto

Sabriel AI → Personalizzazione

Cosa fa: Un piccolo fumetto con un messaggio che appare accanto al pulsante della chat, per attirare l'attenzione prima ancora che il visitatore clicchi.

Come la vedono i tuoi clienti
Ciao! Sono Sabriel AI, sono sempre online e attivo per assisterti.

Perché non è sempre la scelta giusta: Un sito già ricco di elementi che si muovono o compaiono da soli (popup, banner, notifiche) rischia di sembrare caotico se ci si aggiunge anche questa. È pensata per il caso opposto: un sito semplice, con poco traffico abituale, dove il widget da solo potrebbe passare inosservato senza un richiamo visivo.

Come configurarla al meglio: Utile su siti con poco traffico. 10-15 secondi di attesa prima di nasconderla è un buon equilibrio: abbastanza per essere notata, non così tanto da diventare fastidiosa per chi resta più a lungo sulla pagina.

Trigger Proattivo: apri la chat da sola invece di far sparire il messaggio

Perché questa è spenta di default: Un widget che si apre da solo, senza che nessuno lo chieda, può sembrare invadente su molti siti: è una scelta che vale la pena provare per un periodo e osservare se aumenta o diminuisce le conversazioni iniziate, non qualcosa da accendere alla cieca.

Le clausole contrattuali del preventivo

Sabriel AI \u{2192} Personalizzazione \u{2192} Modello Preventivo

Cosa sono: ogni preventivo che esce dal bot ha una pagina dedicata alle condizioni, e quella pagina la scrivi tu. Ogni clausola è fatta di un titolo e di un testo, e ne puoi mettere quante ne vuoi: vanno a capo e cambiano pagina da sole se sono lunghe. Sotto le clausole compaiono i link alla tua privacy e ai tuoi termini, e nell'ultima pagina lo spazio per data e firma.

Quelle che trovi già scritte non sono un parere legale: il plugin ne propone alcune generiche perché un preventivo senza condizioni è peggio di uno con condizioni imperfette. Sono un punto di partenza, non un testo su misura per te: prima di usarle con clienti paganti falle leggere a un consulente o a un avvocato, perché il documento che il tuo cliente firma sei tu a mandarlo, non noi.

Se le lasci vuote: la pagina delle condizioni non viene stampata affatto e il preventivo resta di due pagine. Non esce mai una pagina vuota col solo titolo.

Se hai già delle condizioni di vendita sul sito, ricopiale qui invece di riscriverle: così il cliente legge la stessa cosa nel PDF e sulla pagina, e non ti trovi due versioni che col tempo divergono.

CSS avanzato

Sabriel AI \u{2192} Personalizzazione

A cosa serve: è una casella in cui scrivere regole di stile tue, per gli aggiustamenti che i colori e le forme qui sopra non coprono: spostare il widget più in alto, cambiare un raggio, nascondere un pezzo. Quello che scrivi viene caricato dopo lo stile del plugin, quindi vince sul suo.

Quando NON serve: quasi sempre. Colori, forma del pulsante, icona e bolla si cambiano dai campi qui sopra senza scrivere niente, e restano al loro posto quando il plugin si aggiorna. Il CSS scritto a mano invece può smettere di funzionare se un giorno cambia la struttura del widget: usalo per quello che non si può fare altrimenti, non come prima strada.

Il Ripristino non te lo cancella: il pulsante che riporta l'aspetto ai valori di partenza azzera colori, carattere, forma e icona, ma lascia stare il tuo CSS, il nome del bot e il logo. Se lo vuoi togliere, svuota tu la casella.

Modello PDF preventivo

Sabriel AI → Personalizzazione → Modello PDF

Cosa fa: Logo, colori, font e link Privacy/Termini stampati su ogni preventivo scaricabile.

Come lo vede il cliente
Sabriel Agency
Preventivo #0042
Totale: 1.450 €

Sigla davanti al numero: Le due o tre lettere che compaiono prima del numero su ogni preventivo, per esempio ROSSI-2026-0001. Mettici la sigla della tua attività: è quella che il cliente si ritrova nel nome del file e sul documento che gli mandi. Se la lasci vuota il plugin ne usa una neutra, che funziona ma non dice niente di te.

Perché i link Privacy/Termini sono qui e non facoltativi: Un preventivo che il cliente firma o accetta è, a tutti gli effetti, un documento pre-contrattuale: mostrare dove trovare le condizioni prima che accetti è una buona pratica di trasparenza commerciale, oltre che spesso un obbligo secondo le normative sul commercio del tuo paese (non è una consulenza legale, ma una raccomandazione pratica).

Come configurarla al meglio: Fai coincidere i colori con l'identità visiva già scelta sopra, per coerenza tra widget e documento: un cliente che riceve un PDF con colori completamente diversi da quelli visti in chat potrebbe pensare per un attimo di aver ricevuto il documento sbagliato.

Impostazioni → Generali

I dati della tua attività. Non sono decorazioni: il bot li legge a ogni risposta e li usa per presentarsi, per dire come ti si contatta e per riempire l'intestazione e il piè di pagina dei PDF che manda ai clienti.

Chi sei e come ti si contatta

Sabriel AI → Impostazioni → Generali

Cosa fa: Nome attività, nome del titolare, motto, email di supporto, telefono, numero WhatsApp e sito web. Il nome dell'attività compare in cima a ogni pagina dei PDF, l'email e il telefono nei riquadri «come procedere» dei preventivi, il numero WhatsApp nel pulsante che il visitatore vede quando il bot passa la mano a una persona.

Da sapere: Il numero WhatsApp va scritto con il prefisso internazionale e senza il segno più: è il formato che vuole WhatsApp, e con il più il pulsante porta a un numero inesistente. Il telefono invece si scrive per esteso, come su un biglietto da visita: quello è solo da leggere.

Come configurarlo al meglio: Compila almeno nome attività, email di supporto e sito: sono i tre che finiscono ovunque. Se lasci vuota l'email di supporto il plugin usa quella dell'amministratore di WordPress, che spesso non è quella con cui vuoi farti contattare dai clienti.

Indirizzo, P.IVA, anno di fondazione, area operativa

Sabriel AI → Impostazioni → Generali

Cosa fa: Sono tutti facoltativi. Indirizzo e P.IVA compaiono nel piè di pagina dei PDF, dove di solito ci si aspetta di trovarli. Anno di fondazione e area operativa servono al bot per rispondere a domande come «da quanto lavorate?» o «lavorate anche fuori zona?» senza inventarsi niente.

Come configurarlo al meglio: Se lavori solo da remoto scrivilo nell'area operativa invece di lasciarla vuota: il bot smette di rispondere in modo vago sulla zona e lo dice chiaramente. Se non hai P.IVA lascia il campo vuoto, il piè di pagina si stringe da solo senza lasciare buchi.

Impostazioni → Listino servizi

L'elenco di quello che vendi, con i prezzi. È la scheda che decide la qualità dei preventivi: il bot non inventa cifre, prende queste.

Le righe del listino

Sabriel AI → Impostazioni → Listino servizi

Cosa fa: Ogni riga ha un nome, un prezzo e una descrizione breve. Il bot le legge tutte a ogni conversazione: le usa per rispondere «quanto costa?» e per comporre le voci del preventivo in PDF.

Da sapere: Il prezzo è un campo di testo, non un numero: puoi scrivere «da 900», «1.200 – 1.800», «su preventivo». Il bot lo riporta come lo hai scritto, e quando deve fare una somma prende il primo importo che trova. Scrivere un intervallo va benissimo; scrivere due cifre senza spiegare quale sia quale, no.

Come configurarlo al meglio: Meglio poche righe chiare che venti righe uguali fra loro: il bot deve poter distinguere un servizio dall'altro. Nella descrizione scrivi cosa è incluso, non aggettivi: è la parte che il bot ripete al cliente quando gli chiede la differenza fra due voci. Se non vuoi esporre i prezzi in chat, lascia il listino vuoto: il bot lo dice invece di improvvisare.

Comportamento

La sezione più importante per l'"educazione" del bot: qui scrivi come deve parlare, non cosa vende. Ogni campo qui dentro finisce dentro le istruzioni che il bot legge ad ogni singola risposta che dà: è la parte più vicina a "come si comporterebbe un tuo dipendente al primo giorno di lavoro se gli spiegassi tu stessa come parlare con i clienti".

Il cliente medio scrive in fretta e in modo impreciso, ma il bot resta comunque impeccabile anche con i campi qui sotto ai valori di base: i comportamenti più delicati (quando proporre un preventivo, quando prenotare, quando passare a un contatto umano, come gestire domande scomode sui prezzi) sono già scritti in modo solido nel funzionamento di base del bot, PRIMA ancora che tu scriva qualsiasi cosa qui. Questi campi personalizzano ulteriormente il tono: non stai costruendo un comportamento sicuro da zero, quello già esiste; stai regolando la personalità sopra a una base che tiene comunque.

In quali alfabeti esce il nome sul preventivo

Cosa succede: il PDF del preventivo scrive il nome del cliente esattamente come lo ha digitato lui. I caratteri disegnabili sono quelli dell'alfabeto latino (accenti compresi), di quello esteso di Europa centrale e orientale, del cirillico, del greco, dell'ebraico, dell'arabo, dell'armeno e del georgiano.

Dove invece non arriva: cinese, giapponese, coreano, thai e hindi. Un nome scritto in questi alfabeti esce vuoto dal documento, senza nessun messaggio di errore: il resto del preventivo è regolare. Non è un guasto da segnalare all'assistenza, è un limite noto — un carattere che contenga anche solo il cinese pesa da solo più di metà del plugin, e lo scaricherebbero tutti i clienti per un caso raro.

Cosa fare se ti capita: apri il preventivo dal pannello e riscrivi il nome nella nostra grafia, come farebbe il cliente stesso su un documento italiano. Il numero del preventivo, i prezzi e le condizioni non sono toccati.

Numero del preventivo e correzioni

Come funziona la numerazione: ogni preventivo generato dal bot riceve un numero progressivo per anno, con il prefisso che scegli tu (per esempio SAB-2026-0001). Il numero si assegna nel momento in cui il cliente scarica il PDF, non prima: se un cliente chiede un preventivo e poi non lo scarica, quel numero non viene bruciato.

Se il cliente si corregge: quando subito dopo dice per esempio «ho sbagliato, aggiungi anche il caricamento dei prodotti», il bot capisce che sta correggendo e NON crea un secondo documento. Rigenera lo stesso preventivo con lo stesso identico numero, il PDF nuovo prende il posto del vecchio e il vecchio file non è più scaricabile. In Bacheca resta una scheda sola, con la targhetta arancione MODIFICATO e il motivo del cambiamento scritto sotto, e ti arriva un'email con oggetto Preventivo MODIFICATO dal cliente.

Se invece chiede un servizio diverso: quello è un documento a sé e prende il numero successivo, come è giusto che sia.

La targhetta grigia FORSE UNA CORREZIONE: se il cliente chiude la pagina e torna più tardi, il browser non sa più quale preventivo stava correggendo. In quel caso esce un documento nuovo con numero nuovo, ma il motivo che ha scritto il cliente non viene buttato via: la scheda in Bacheca prende una targhetta grigia e una riga che ti avvisa che potrebbe essere un doppione, così guardi con i tuoi occhi e decidi tu se cancellarne uno.

Le correzioni contano nel limite giornaliero: una correzione consuma uno slot del limite preventivi per email, esattamente come un preventivo nuovo. È voluto: serve a impedire che qualcuno si diverta a far rigenerare documenti in continuazione.

Spostare o cancellare un appuntamento

Come avviene: quando un cliente in chat chiede di spostare o cancellare, il bot non tocca niente sul momento: manda un'email con un link personale all'indirizzo con cui aveva prenotato, non a quello che scrive in chat. È una scelta di sicurezza: senza, chiunque conoscesse l'email di un tuo cliente potrebbe cancellargli l'appuntamento.

Se l'email non parte: il bot lo dice al cliente e gli dà il tuo indirizzo di supporto, invece di rispondere «controlla la tua posta» per un messaggio che non è mai partito. Quasi sempre la causa è la configurazione dell'invio email di WordPress, non il plugin: il motivo tecnico lo trovi in Stato sistema, alla riga dell'ultimo errore di invio, e la soluzione tipica è installare un plugin SMTP.

Se non risulta nessun appuntamento: succede quando il cliente scrive in chat un indirizzo diverso da quello con cui aveva prenotato. Anche qui il bot lo dice chiaramente invece di lasciarlo ad aspettare.

Chi fa il cambio vero: Il bot non sposta e non cancella niente da solo: manda il link e basta. È il cliente che completa l'operazione con un clic dentro l'email, e fino a quel clic l'appuntamento resta quello di prima. Se ha perso l'email può chiedere in chat di rimandargliela e il bot lo fa davvero: il link è sempre lo stesso e porta alla pagina dove vede data e ora del suo appuntamento e decide cosa farne.

Prima di aprire il bot ai clienti veri, manda a te stessa un'email di prova dal bottone in Stato sistema. Se quella non arriva, non arriveranno nemmeno i link per spostare gli appuntamenti.

Comportamento e tono del bot

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: La descrizione, scritta con parole tue, di come il bot deve parlare: quanto è formale, cosa enfatizzare, modi di dire da evitare o da usare, come gestire richieste particolari del tuo settore.

Perché la qualità di questo testo conta più di ogni altro campo: Un'istruzione vaga ("sii professionale") non dà al bot nulla su cui basarsi di specifico al TUO settore: resta generico, e suona come qualsiasi altro assistente virtuale. Un'istruzione concreta ("non usare mai la parola 'economico', diciamo 'conveniente'; se chiedono uno sconto, rispondi che i nostri prezzi sono già calcolati al minimo per garantire la qualità del lavoro") dà al bot un vero carattere distintivo, che suona come la TUA attività e non come un chatbot qualunque.

Come configurarla al meglio: Scrivilo come lo spiegheresti a un nuovo collaboratore il primo giorno di lavoro: frasi semplici, non serve linguaggio tecnico. Pensa alle 3-4 domande che ricevi più spesso e a come vorresti fossero gestite, scrivile qui in modo esplicito invece di sperare che il bot "capisca da solo". I preset per tipo di attività riempiono il campo con un punto di partenza già scritto: parti da uno vicino al tuo settore e modificalo con i dettagli veri della tua attività, invece di scrivere tutto da zero o lasciarlo generico.

Lingua del bot

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: La lingua con cui il bot parla ai tuoi clienti: quella delle scritte del widget e del primo saluto, e — a seconda dell'interruttore qui sotto — anche quella con cui risponde in chat.

Come lo vedi nel pannello
Il bot parla tutte le lingue

Perché "acceso" è il consiglio quasi sempre giusto: Immagina un turista tedesco che scrive in tedesco al tuo bot italiano: con questo acceso il bot gli risponde in tedesco, che è l'esperienza naturale e accogliente. Se lo spegni, il bot risponde sempre e solo nella lingua che hai scelto qui sopra, anche a chi scrive in un'altra.

Come configurarlo al meglio: Lascialo acceso (è il predefinito): il bot si adatta da solo alla lingua del cliente, qualunque essa sia, anche una che non è fra le nove dell'elenco. Spegnilo solo se hai un motivo preciso per volere risposte sempre nella stessa lingua.

La lingua scelta qui sopra continua a contare in entrambi i casi: decide sempre la lingua dei pulsanti, del calendario e delle scritte del widget, e la lingua con cui il bot saluta per primo. L'interruttore riguarda solo con quale lingua il bot risponde.
Con l'interruttore acceso il bot segue la lingua del cliente fin dal suo primissimo messaggio, anche se è solo un «hello». La lingua scelta qui sopra resta la riserva e la usa soltanto quando dal messaggio non si capisce proprio in che lingua sia scritto (per esempio soli numeri, emoji o lingue mischiate): mai una lingua a caso. Con l'interruttore spento non c’è modo di aggirarlo: l'assistente risponde nella lingua scelta qui sopra e soltanto in quella. A chi gli scrive in un'altra lingua, e anche a chi gli chiede apertamente di cambiare, risponde con una riga gentile nella lingua scelta dicendo che qui risponde solo in questa, e poi la conversazione va avanti. Se gli chiedono che lingue parla, dice quello che è vero di questo sito: al momento, soltanto quella.
La stessa regola vale anche per quello che il bot scrive dentro l'appuntamento e dentro il preventivo: il motivo dell'appuntamento e il titolo, le voci e la descrizione del PDF escono nella lingua della conversazione, perché è il cliente a leggerli nella scheda di conferma e nel documento.

Fin quando in avanti possono prenotare

La regola: i tuoi clienti possono fissare un appuntamento fino a 24 mesi da oggi. Oltre quella data il calendario non si sfoglia più e, se qualcuno ci prova lo stesso, il bot risponde qual è l'ultimo giorno disponibile.

Perché c'è un limite: prima non c'era e si poteva prenotare per qualunque data futura, anche fra cent'anni. Non serviva nemmeno insistere sul calendario: quando è il bot a fissare l'appuntamento da solo, la data la scrive lui, e basta un anno sbagliato per ritrovarti in agenda un appuntamento che nessuno onorerà mai — con tanto di email di conferma già partita al cliente.

Per te non vale: dalla pagina «Nuovo appuntamento» del pannello scrivi la data che vuoi, senza nessun limite. Il tetto riguarda solo chi prenota da fuori.

Capienza appuntamenti

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Da sapere prima di tutto: è la durata dell'appuntamento a dettare il passo del calendario. Se scegli 60, i clienti vedono 09:00, 10:00, 11:00; se scegli 45 vedono 09:00, 09:45, 10:30. Tutto il resto di questa pagina si conta su quella durata.

Quanto dura un appuntamento: nel menù trovi le durate più comuni, da 15 a 120 minuti. Se ti serve altro scegli «Altro» e compare una casella dove scrivi i minuti che vuoi: per un appuntamento da 4 ore scrivi 240, per una giornata intera 480. Accetta da 5 a 1440 minuti, e mentre scrivi ti mostra a fianco quante ore sono. Alla prima installazione parte da 30 e sopra i campi trovi un avviso giallo che te lo ricorda: sparisce da solo appena scegli una durata diversa.

Non serve un campo per le pause: se fra un cliente e l'altro ti serve del tempo per pulire, spostarti o prendere fiato, mettilo dentro la durata. Appuntamento da 45 minuti più 15 di stacco: scrivi 60. Il calendario propone 09:00, 10:00, 11:00 e il quarto d'ora ce l'hai. Un campo separato per le pause non c'è apposta, perché farebbe la stessa cosa in modo più confuso.

Appuntamenti per fascia: quante persone possono prenotare lo stesso identico orario prima che quell'orario risulti pieno. Con 1 lavori uno per volta; con 3 accetti tre persone alle 10:00, come un ristorante che apparecchia più tavoli alla stessa ora.

Un appuntamento non sfora mai la chiusura: il calendario propone un orario solo se l'appuntamento ci sta tutto dentro la fascia di apertura. Se chiudi alle 22:00 e un appuntamento dura 4 ore, l'ultimo orario proposto è le 18:00, non le 22:00. Non devi calcolarlo tu: nel riquadro azzurro sotto i campi trovi scritto, giorno per giorno, qual è l'ultimo orario di inizio con la durata che hai messo adesso.

Se una fascia è più corta di un appuntamento: quel giorno non può offrire nessun orario. Con appuntamenti da 90 minuti, una fascia 12:00 - 13:00 non ci sta e sparisce dal calendario. Non succede in silenzio: compare un avviso rosso con l'elenco dei giorni interessati.

Se i clienti si lamentano che il calendario sembra sempre pieno, guarda prima la durata: più è lunga, meno orari entrano nella giornata. Il riquadro azzurro te lo fa vedere subito con i tuoi numeri.
Gli orari prenotabili partono dall'ora di apertura e vanno avanti di una durata alla volta: se apri alle 09:20 con appuntamenti da 30 minuti, sono 09:20, 09:50, 10:20 e così via. Se un cliente chiede un'ora già occupata, o in cui non ci sta un appuntamento intero, il bot glielo dice subito e gli propone gli orari ancora liberi fra cui scegliere — senza chiedergli prima nome, motivo o numero di persone per poi dirgli di no. Gli orari liberi di oggi e domani glieli calcola il plugin, così non può sbagliarli. Gli orari di inizio veri, giorno per giorno, adesso il bot se li ritrova scritti: prima doveva ricavarseli da sé dalla durata e finiva per proporre le ore tonde, che con un'apertura alle 09:20 non esistono.

Orari di apertura

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: Due cose distinte e indipendenti: (1) calcola gli orari VERI disponibili nel calendario prenotazioni, quindi se dici che il martedì siete chiusi, il bot non proporrà mai un martedì come opzione a chi vuole prenotare; (2) fa sapere al bot, in QUALSIASI conversazione (anche senza che si parli di prenotazioni), se in questo preciso momento l'attività è aperta o chiusa.

Come lo vedi nel pannello
Lunedì

Perché il secondo uso conta quanto il primo: Un cliente che scrive alle 23:00 chiedendo "posso venire adesso?" merita una risposta che tenga conto della realtà: se il bot non sapesse gli orari, potrebbe rispondere in modo ambiguo o dare per scontato che siate sempre aperti. Con gli orari configurati, il bot può dire con naturalezza "in questo momento siamo chiusi, riapriamo domani alle 9" invece di lasciare il cliente confuso.

⚠️ Alla prima installazione gli orari sono VUOTI di proposito: qualsiasi orario predefinito sarebbe sbagliato per la maggior parte delle attività, e il bot lo direbbe ai tuoi clienti come se fosse vero. Finché non imposti i tuoi, il calendario non propone nessuno slot, il bot non fissa appuntamenti e rimanda al contatto diretto, e Stato Sistema tiene il semaforo rosso su questa voce. Impostali appena installi il plugin, specialmente se lavori la sera, il weekend, o hai un giorno di chiusura infrasettimanale.

Se lavori oltre la mezzanotte: scrivi pure un turno che scavalca la mezzanotte, per esempio dalle 22:00 alle 02:00. Salvando, il plugin lo divide da solo in due pezzi (la sera di quel giorno e la notte del giorno dopo) e te lo scrive. Serve perché un appuntamento all'una di notte appartiene al giorno dopo: senza la divisione finirebbe nel tuo calendario con la data sbagliata, e la stessa data sbagliata arriverebbe al cliente nell'email di conferma.

Come configurarla al meglio: Spegni completamente i giorni di chiusura (usa la casella "Aperto", non lasciare semplicemente orari a zero): un giorno segnato come chiuso viene escluso del tutto dal calendario, mentre un giorno lasciato "aperto" per errore con orari a caso potrebbe comunque proporre slot che non esistono davvero.

Un turno che passa la mezzanotte resta archiviato spezzato in due (al calendario serve così, se no gli orari prenotabili non tornano) ma il bot non lo racconta più spezzato: dice «lunedì 15:00-02:00», non «lunedì fino alle 00:00» e «martedì dalle 00:00», che faceva credere al cliente che a mezzanotte fossi chiuso.

Struttura del pagamento e rate

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Se il giorno dopo è chiuso, lo apriamo solo per la coda: un turno come venerdì 22:00 → 02:00 finisce di sabato. Se il sabato è spento, adesso il plugin lo apre con quella sola coda (00:00 → 02:00) e te lo dice con una nota. Prima la coda veniva buttata: fra mezzanotte e le due il bot rispondeva «siamo chiusi» mentre il locale era ancora pieno. ⚠ Il sabato non diventa un giorno di apertura: in chat il bot continua a dire che il sabato è chiuso e mostra il turno sul venerdì. Cambiano due cose: la risposta a «siete aperti adesso?» e il fatto che quelle ore diventano prenotabili nel calendario, perché a quell'ora sei aperto davvero.

Cosa fa: Come è divisa la richiesta di pagamento per un progetto (acconto, a metà lavoro, alla consegna finale) e se offrire la rateizzazione da una soglia di importo scelta da te in su. Il bot usa questa struttura sia quando ne parla in chat sia quando genera un preventivo PDF.

Come lo vedi nel pannello
25%
25%
50%
Acconto
A metà
Alla consegna

Perché le percentuali devono sommare esattamente 100: Il bot usa queste percentuali per calcolare importi REALI, nella valuta che hai scelto, dentro i preventivi che genera: se sommassero, per esempio, 90 invece di 100, un decimo del prezzo pattuito sparirebbe semplicemente dal calcolo, senza che nessuno se ne accorga finché non arriva il momento di incassare quella parte mancante.

Perché le rate sono spente di default e vanno accese con attenzione: Il bot, quando questa funzione è accesa, promette al cliente la possibilità di pagare a rate: è una promessa commerciale vera, non un'opzione decorativa. Se in realtà non gestisci pagamenti rateali, un cliente che si aspetta questa possibilità dopo che il bot gliel'ha proposta potrebbe restare deluso o confuso quando scopre che non è davvero disponibile.

Cosa dice davvero il bot sulle rate: La soglia è un minimo e si intende inclusa: un progetto che costa esattamente quella cifra ha già diritto alle rate, e sul PDF del preventivo la riga delle rate compare da quella cifra in su. Da lì in su il bot mette in tavola le due strade insieme, il pagamento standard oppure la rateizzazione, come scelte sullo stesso piano fra cui decide il cliente, non una delle due come ripiego. Sotto la soglia il bot dice con chiarezza che non è ancora raggiunta e che resta il pagamento standard. Non inventa mai quante rate sono, di che importo o in quanto tempo, perché il plugin non te lo chiede da nessuna parte: se il cliente lo domanda, il bot spiega che il piano si concorda direttamente con te e lo porta al contatto.

Come configurarla al meglio: Le percentuali insieme devono corrispondere al 100%. Se non lavori mai con un pagamento intermedio a metà, lascia quel campo vuoto o a zero: non è obbligatorio dividerlo in tre parti, puoi usare solo acconto e saldo finale. Accendi le rate solo se le offri davvero nella pratica.

Contenuti protetti da password

Cosa fa: Se hai messo una password su una pagina, un articolo o un lavoro del portfolio, il bot non lo mostra: non compare fra gli esempi in chat e non viene offerto nell'elenco delle pagine da insegnare al bot nella Conoscenza del sito.

Perché conta: in WordPress un contenuto protetto resta comunque «pubblicato», quindi senza questa regola sarebbe finito nelle schede che il bot mostra ai visitatori — titolo, immagine e link — proprio per le cose che hai chiuso di proposito: un caso studio riservato a un cliente, un listino per pochi.

Da sapere: se avevi già spuntato una pagina protetta nella Conoscenza del sito, la spunta resta dov'è e non ti viene cancellata, ma al bot quella pagina non arriva più. Se quel contenuto deve essere pubblico, togli la password: da quel momento il bot ricomincia a usarla.

Un appuntamento attivo per volta

Come funziona: Lo stesso indirizzo email non può avere due appuntamenti futuri insieme. Se un cliente che ne ha già uno prova a prenotarne un altro, il bot non ne fissa un secondo: gli manda per email il link con cui spostare o cancellare quello che ha già. Vale sia dalla chat sia dal link ricevuto per email.

Cosa NON blocca: gli appuntamenti già passati, quelli cancellati, quelli rifiutati e quelli che hai segnato come eseguiti non contano. Un cliente abituale può quindi riprenotare subito dopo essere venuto da te: il blocco riguarda solo il futuro.

Perché esiste: senza questa regola bastava un cliente distratto — o un modulo inviato due volte — per riempirti l'agenda di appuntamenti doppi con la stessa persona. Se ti serve fissargliene davvero due, li scrivi tu dalla pagina «Nuovo appuntamento»: da lì questo limite non si applica.

Avviso importo alto

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: Scrivi una cifra e ogni preventivo che il bot prepara sopra quella cifra ti arriva marcato «ATTENZIONE IMPORTO ALTO» nell'email, e compare segnalato anche in Dashboard. Il preventivo viene comunque preparato e consegnato al cliente: questo è un avviso per te, non un blocco.

A cosa serve davvero: è una rete di sicurezza contro il caso raro in cui qualcuno provi a far scrivere al bot un numero fuori scala. Il bot i prezzi li prende dal tuo listino e non li inventa, ma con un documento commerciale che porta il tuo nome è meglio accorgersene subito che scoprirlo da un cliente.

Come configurarla al meglio: mettila un po' sopra al tuo preventivo tipico più grande, così non ti avvisa per i lavori normali. Lasciandola vuota non ricevi mai questa segnalazione.

Argomenti permessi (conversazioni fuori tema)

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: Di base il bot resta concentrato sui tuoi servizi: rifiuta con gentilezza le domande scollegate dal lavoro — cultura generale, compiti scolastici, richieste fuori tema — e non rivela mai su quale tecnologia è costruito, dice solo il suo nome. Accendendo questo interruttore il bot diventa più permissivo e può chiacchierare anche di argomenti non legati alla tua attività.

Perché è spento di default: un bot che risponde a tutto viene usato come assistente gratuito da chi non è un tuo cliente, e ogni risposta la paghi tu al motore AI. Spento, la quasi totalità delle attività sta meglio.

Il bot riconosce da solo quando una richiesta non è del tuo mestiere. Lo capisce da «Che attività sei» e dal listino: se sei un ristorante e qualcuno chiede un sito web, te lo dice con garbo e non propone né appuntamenti né preventivi per una cosa che non fai. Non devi scrivere tu nel comportamento «non facciamo questo». Se invece la richiesta è plausibilmente roba tua ma non è in listino, fa una o due domande e ti manda il contatto, senza mai inventare un prezzo.

Raccogli statistiche di visita

Sabriel AI → Impostazioni → Moduli e limiti

Cosa fa: Per contare chi torna sul sito senza usare cookie, il widget ricava dal browser del visitatore un codice breve (dimensione dello schermo, lingua, fuso orario e simili) e lo manda insieme all'indirizzo della pagina. Non esce niente dal tuo sito e non viene scritto nessun cookie.

⚠️ In Unione Europea leggere queste informazioni dal browser conta come accesso al dispositivo: se non chiedi il consenso ai visitatori, spegni questo interruttore. È la scelta più prudente e la chat continua a funzionare esattamente come prima.

Cosa smette di funzionare da spento: non viene raccolto più niente, e con le statistiche si spegne anche l'analisi dei contatti del Termometro, che ha bisogno di quei dati per capire quali visitatori sono più interessati. Appuntamenti, preventivi, controllo sito e chat non cambiano di una virgola.

Il messaggio che ti arriva senza passare dal bot

Come funziona: quando il bot capisce che serve una persona vera, invece di continuare a rispondere mostra i tuoi recapiti — WhatsApp, email e telefono, quelli che hai compilato — e sotto una casella in cui il visitatore può scrivere il suo messaggio e mandartelo subito. Quel messaggio arriva alla tua email di contatto con nome, indirizzo e telefono di chi scrive, e non consuma nessuna richiesta al motore AI.

Perché conta: è la via d'uscita per il visitatore che non vuole parlare con un bot. Senza, l'unica strada sarebbe chiudere la chat e cercare i contatti nel sito, e a quel punto la maggior parte se ne va.

Cosa vedi tu: un'email normale, come se te l'avessero scritta dal modulo contatti. Se non ti arriva, il problema è quasi sempre l'invio email del sito: la prova la fai dal pulsante in Stato sistema.

La cronologia delle conversazioni

Il testo di una conversazione non viene mai accorciato: quello che è stato scritto resta tutto, dal primo all'ultimo messaggio. Quello che ha un limite è altro, e sono tre cose diverse che è facile scambiare per un taglio.

1. Dopo cinque minuti di silenzio comincia una conversazione nuova. Se il visitatore si ferma e riprende più tardi, nella cronologia trova due voci invece di una. Non si è perso niente: sono due conversazioni, e il bot in quella nuova ricorda comunque le precedenti dello stesso indirizzo.

2. Si tengono le ultime trenta conversazioni. Quando arriva la trentunesima, la più vecchia esce. Il tetto c'è perché la cronologia sta nella memoria del browser del visitatore, che è piccola e condivisa con tutto il resto del sito: senza un limite si riempirebbe e smetterebbe di salvare proprio la conversazione in corso. Trenta conversazioni sono molte più di quante ne faccia un visitatore vero, e sul sito la copia segue lo stesso numero.

3. Il bot ricorda gli ultimi sessanta scambi. In una conversazione lunghissima può dimenticare com'era cominciata, ma il testo resta scritto e leggibile: è la sua memoria a fermarsi lì, non la cronologia.

Se la memoria del browser è piena: il plugin fa spazio da solo buttando le conversazioni più vecchie e tiene quella in corso, che è la sola che non si può recuperare. Se non basta nemmeno così, il visitatore riceve un avviso in chat invece di continuare a scrivere credendo che resti salvato.

Messaggi vocali in chat

Cosa fa: Accanto alla casella dove si scrive, nel widget, c'è un pulsante col microfono: il visitatore può parlare invece di scrivere e le sue parole compaiono scritte nella casella. Comodo da telefono, e per chi fa fatica a scrivere.

Dove finisce la voce: da nessuna parte. La trasformazione da voce a testo la fa il browser del visitatore, sul suo dispositivo: nessun file audio esce dal tuo sito, non viene salvato niente e al bot arriva solo il testo, come se lo avesse digitato. Al motore AI non va mai nessuna registrazione.

Da sapere: non è una funzione del plugin ma del browser, quindi il pulsante funziona dove il browser lo permette (Chrome, Edge, Safari recenti) e resta silenzioso altrove — in quel caso il visitatore scrive normalmente. La prima volta il browser chiede il permesso per il microfono: se il visitatore lo nega, la chat glielo dice e basta. Il colore del microfono mentre registra lo cambi in Personalizzazione.

Valuta

Sabriel AI → Impostazioni → Comportamento

Cosa fa: Imposta la valuta usata nei prezzi che il cliente vede, sia nei preventivi PDF sia quando il bot scrive una cifra in chat. Scegli tra le valute più comuni o inseriscine una personalizzata, e decidi se il simbolo va dopo la cifra (1.200 €) o prima ($1.200). Di base è Euro.

Come configurarla al meglio: Scegli la valuta in cui lavori davvero e scrivi i prezzi del listino in quella stessa valuta: il bot userà il simbolo che imposti qui, ma le cifre restano quelle che scrivi tu nel listino. Se la tua valuta non è in elenco, usa personalizzata e metti codice e simbolo a mano.

Impostazioni → Pagine

Dove il bot trova i link da condividere e da dove prende gli esempi di lavori/prodotti: due modi diversi di collegare il bot a contenuti che esistono già sul tuo sito, invece di doverli riscrivere a mano.

Esempi di lavori mostrati in chat

Sabriel AI → Impostazioni → Pagine

Cosa fa: Quando un cliente chiede di vedere lavori, prodotti o progetti già fatti, il bot mostra alcune schede dentro la conversazione. Qui decidi da dove le prende, fra cinque fonti possibili.

Elenco scritto da te: la tabella in fondo alla scheda Pagine, dove scrivi ogni lavoro con nome, tipo, parole chiave, immagine e link. È la strada che funziona sempre, con qualunque tema o costruttore di pagine, anche quando il portfolio è una pagina scritta in HTML dentro un blocco di codice: quel contenuto da fuori non è leggibile, ma un elenco scritto qui sì. Se compili questa tabella, il bot usa lei e ignora le altre fonti. Il nome del lavoro è obbligatorio: le righe senza nome non vengono salvate, e dopo il salvataggio il pannello ti dice quanti lavori ha registrato davvero.

Non vuoi scriverlo a mano: il pulsante «Leggi la pagina e riempi la tabella» scarica una pagina del tuo sito come la vede un visitatore, ne ricava i lavori e aggiunge le righe in fondo alla tabella, senza toccare quelle che hai già scritto. Poi correggi quello che vuoi e salvi. Se nella pagina non trova lavori te lo dice con una frase chiara.

Le altre quattro fonti: i prodotti di WooCommerce; il portfolio del tema, cioè la voce «Portfolio» o «Progetti» che molti temi aggiungono nel menu di WordPress e che il plugin riconosce da solo anche quando il tema le dà un nome tutto suo; la pagina portfolio indicata nella tabella dei link, che viene letta automaticamente; e come ultima spiaggia gli articoli del blog con immagine in evidenza, che però non sono lavori. Dalla pagina il plugin prende anche il link del singolo lavoro, quando ce l'ha: così la scheda in chat porta al progetto e non alla pagina generale.

Lavori veri, prodotti e articoli non sono la stessa cosa: contengono lavori fatti per dei clienti solo tre fonti: l'elenco scritto da te, il portfolio del tema e la pagina portfolio. I prodotti del negozio e gli articoli del blog no, e il bot lo sa per davvero: con una di quelle due fonti non dice mai di poterti mostrare dei lavori, non lo promette e non lo fa nemmeno se il cliente insiste o accetta una sua offerta. Li mostra solo per quello che sono, prodotti o articoli, e solo quando il cliente chiede proprio quel tipo di prodotto o quell'argomento. Se il cliente chiede una cosa che li dentro non c'è, il bot glielo dice invece di fargli uscire altro al suo posto.

La pagina portfolio viene riletta da sola: una volta letta, il plugin se la ricorda e non la dimentica più. Quando l'elenco invecchia lo rilegge in sottofondo e nel frattempo continua a usare l'ultimo elenco vero, così il bot non si ritrova mai a dire che non avete lavori solo perché la lettura era scaduta. La prima lettura in assoluto avviene poco dopo che hai collegato la pagina: finché non è finita il bot non promette esempi, perché non sa ancora cosa c'è dentro.

Automatico o una fonte precisa: con «Automatico» il bot prova le fonti in ordine e usa la prima che ha qualcosa dentro. Se invece ne fissi una, usa solo quella: se è vuota non mostra niente e non ripiega sul blog alle tue spalle. I riquadri colorati sopra la tendina dicono a colpo d'occhio quali fonti esistono sul tuo sito e quale sta usando adesso.

Se il modulo è spento o la licenza è finita: il bot non mostra nessuna scheda, e non ne mostra nemmeno una vuota. Continua però a citare normalmente il link della tua pagina portfolio, se ne hai messa una nella tabella dei link. Quello che hai scritto qui resta salvato e torna a funzionare appena riaccendi il modulo o rinnovi la licenza.

Come i tuoi clienti vedono la galleria in chat
Certo, ecco alcuni esempi dei nostri lavori

Perché serve scegliere una fonte invece di "mettere tutto insieme": Un sito che ha SIA un negozio WooCommerce SIA un blog con foto di progetti passati genera due possibili gallerie diverse: mescolarle confonderebbe il cliente su cosa sta guardando davvero (un prodotto in vendita adesso, o un esempio ispirazionale di lavoro passato). La fonte automatica prova le opzioni in un ordine di priorità sensato per la maggior parte dei siti; fissarne una a mano toglie ogni ambiguità.

Come configurarla al meglio: Automatico va bene per la maggior parte dei siti con UNA fonte principale di contenuti. Fissa una fonte specifica solo se il sito ha più fonti possibili insieme e vuoi essere sicuro al 100% di quale venga sempre mostrata, indipendentemente da cosa l'automatico avrebbe scelto.

Le schede che il bot mostra in chat vengono dal negozio, dal blog o dall'elenco che scrivi tu — non dal listino servizi, che è un'altra cosa. Se un piatto o un prodotto è scritto solo nel listino, il bot può parlarne e dirne il prezzo ma non ha nessuna scheda da farti vedere: in quel caso lo dice, invece di mostrarti qualcos'altro che gli somiglia. Dei prodotti che ti mostra in chat, invece, il bot conosce anche prezzo e varianti, quindi se subito dopo gli chiedi cosa contiene quel piatto o di che colore c'è quella maglia sa risponderti. Vale per tutto il negozio, senza doverli spuntare qui: le schede le cerca nel catalogo al momento, non sono soggette al limite delle 40 pagine.

Conoscenza del sito

Funzione dei piani a pagamento. Sul piano gratuito il menu non compare e il bot non riceve nessun contenuto delle pagine.

Qui decidi quali pagine del tuo sito il bot deve conoscere davvero. È la differenza fra un bot che sa dove sta una pagina e uno che sa cosa c'è scritto dentro.

Cosa fa, e in cosa è diverso da «Link alle pagine»

Sabriel AI → Conoscenza

Cosa fa: Scegli le pagine con una spunta e premi «Fai leggere le pagine al bot». Il bot le legge una per una e per ognuna scrive un riassunto, che vedi subito nella colonna a destra: così controlli con i tuoi occhi cosa ha capito. Da quel momento il bot sa di cosa parla ognuna di quelle pagine e sa mandarci il cliente. Quanto sappia nel dettaglio dipende dalla scelta qui sotto: con «solo il riassunto» risponde a grandi linee e rimanda alla pagina, con «riassunto più il testo della pagina che serve» risponde con quello che c'è scritto davvero.

In cosa è diverso da «Link alle pagine»: Sono due cose complementari e conviene usarle insieme. «Link alle pagine» dà al bot l'indirizzo da condividere: sa che esiste una pagina Servizi e sa mandartici. «Conoscenza» gli fa leggere il testo di quella pagina: sa cosa offri, a che prezzo, con quali tempi, e può rispondere senza costringere il cliente ad aprire il link.

La stessa domanda, prima e dopo
Fate anche assistenza dopo la consegna?
Senza Conoscenza: «Trovi tutti i dettagli nella pagina Servizi» + link.
Con Conoscenza, nel modo completo: «Sì, tre mesi di assistenza sono compresi, poi si può rinnovare. Vuoi che ti prepari un preventivo?»
Se il sito ha WooCommerce, di ogni prodotto che spunti il bot riceve anche la scheda: varianti e attributi (con salsa / senza salsa, nero / bianco, taglia), tag, categorie, prezzo, codice e disponibilità. È quello che gli permette di rispondere a «avete piatti senza salsa?» o «vorrei una felpa nera» invece di elencarti tutto. Prima leggeva solo la descrizione scritta nella scheda.

Si aggiorna da solo

Se modifichi una pagina che avevi scelto, il riassunto diventa vecchio e il bot lo rifà da solo dopo qualche minuto. Non devi ricordarti di tornare qui. Se non vuoi aspettare, apri questa pagina e premi di nuovo il pulsante: rilegge subito quelle cambiate e lascia stare le altre.

Vale anche al contrario: se una pagina scelta la cestini, la metti in bozza o la cancelli, il bot smette subito di parlarne e di darne il link, senza aspettare. Se la ripristini dal cestino torna nella conoscenza da sola, senza doverla riscegliere.

Quanto costa: La lettura di una pagina è una sola richiesta al motore AI, e si ripete soltanto quando quella pagina cambia. Con «solo il riassunto» il peso sulle conversazioni di tutti i giorni è piccolo, perché i riassunti sono brevi apposta. Con «riassunto più il testo della pagina che serve» si aggiunge il testo di una pagina soltanto nei messaggi in cui ne trova una che c'entra: negli altri il peso resta identico.

Con quali parole i clienti trovano una pagina

Nel modo «riassunto più il testo della pagina», per ogni domanda il bot deve capire quale delle tue pagine c'entra. Lo fa confrontando le parole. Il problema è che i clienti usano parole diverse dalle tue: tu scrivi «ecommerce» e loro chiedono «negozio online».

Per questo, mentre legge una pagina, il bot prepara anche un elenco di parole con cui quella pagina si fa trovare: i modi di dire diversi per la stessa cosa, i nomi comuni dei servizi, i problemi che risolvono. Non costa niente in più, perché le scrive nello stesso momento in cui prepara il riassunto. Da quel momento «negozio online» trova la pagina che dice solo «ecommerce».

Puoi correggerle tu: apri «Approfondisci» su una pagina e le trovi in fondo, sotto il riassunto. Aggiungi le parole con cui i tuoi clienti chiedono davvero le cose, separate dalla virgola. Quelle che scrivi tu vincono e non vengono più rifatte da sole, esattamente come per il riassunto.

Da quel momento, scorrendo l'elenco delle pagine, accanto ad «Approfondisci» compare un segno verde su quelle che hai curato a mano: uno per il riassunto e uno per le parole. Aprendo la pagina, sotto la casella trovi scritto esattamente cosa hai aggiunto e cosa hai tolto rispetto a quelle preparate dal bot, così a distanza di mesi riconosci il tuo lavoro senza doverlo ricordare.

Il pulsante «Torna a quelle del bot» rimette esattamente le parole che aveva scritto lui: sono conservate, quindi il ripristino è immediato e non fa rileggere la pagina. E se rimetti a mano le sue stesse parole, il segno verde sparisce da solo, perché di tuo non è rimasto niente.

Lo stesso vale per il riassunto: il pulsante «Torna a quello del bot» rimette esattamente il riassunto che aveva scritto lui, quello che vedi nel riquadro «Il tuo intervento su questa pagina». È immediato, non fa rileggere la pagina e non costa nessuna richiesta al motore. L'unico caso in cui la pagina viene riletta è se avevi corretto quel riassunto prima che il plugin cominciasse a conservare la versione del bot: lì non c'è niente da rimettere e se la riscrive. Il messaggio di conferma te lo dice.

Il bot ha letto davvero questa frase?

Capita di chiedere al bot una cosa che è scritta in una tua pagina e sentirsi rispondere che non la sa. Prima di dare la colpa al bot, conviene controllare se quella frase è finita davvero nel testo che ha letto.

Apri «Approfondisci» sulla pagina e scrivi la frase nella casella «Il bot ha letto questa frase?». Ti risponde in chiaro: se l'ha letta ti dice a che punto della pagina si trova, se non l'ha letta te lo dice e ti indica dove guardare. Ti dice anche quanti caratteri ha letto in tutto, così sai se la lettura si è fermata prima della fine.

Se la frase risulta letta ma il bot non la usa: di una pagina lunga il bot non riceve tutto in una volta, ma i pezzi che riguardano la domanda: punta da solo alla parola più particolare fra quelle che il cliente ha scritto, cioè quella che compare in poche pagine del tuo sito, e può prendere due pezzi lontani della stessa pagina. Se proprio non la aggancia, aggiungi quella parola nell'elenco «Con quali parole i clienti trovano questa pagina»: da quel momento la pagina si fa trovare anche con quel termine.

I limiti, e perché ci sono

Massimo 40 pagine. Non è un limite commerciale, è una scelta tecnica. Tutto quello che il bot deve tenere a mente gli viene ripetuto a ogni singolo messaggio: caricarlo con cento pagine non gli farebbe imparare di più, gli farebbe dimenticare le altre istruzioni, per esempio preparare il preventivo o proporre l'appuntamento. Meglio dieci pagine scelte bene che cento a caso.

Non inventa. Al bot è detto esplicitamente di non aggiungere niente che non sia scritto nelle pagine: se l'informazione non c'è, lo dice e propone di metterti in contatto. È voluto: preferiamo un «non lo so» a una promessa che poi tocca a te mantenere.

Le pagine senza testo restano fuori. Una pagina fatta solo di immagini, o costruita interamente da un tema senza testo suo, non ha niente da leggere: risulterà come «non ancora letta» e va bene così.

Se il pulsante dà errore: quasi sempre è la chiave del motore AI. Vai in «Motore AI», controlla che sia inserita e valida, e riprova. Il plugin si ferma da solo invece di continuare a provare, così non consuma richieste a vuoto.

Come sceglierle bene

Parti dalle pagine che un cliente legge prima di comprare: servizi, prezzi, come lavoriamo, domande frequenti, spedizioni e resi se vendi prodotti. Lascia perdere le pagine di poco conto (note legali, archivi, articoli vecchi), che non aggiungono niente e occupano posto.

Dopo la prima lettura rileggi la colonna dei riassunti: è il modo più veloce per accorgerti se una pagina del tuo sito è scritta in modo confuso. Se il bot non l'ha capita, probabilmente non la capisce nemmeno un cliente.

Impostazioni → Moduli e limiti

Ogni modulo può essere spento completamente: il bot smette del tutto di offrire quella funzione, come se non esistesse mai stata installata. Tutti accesi di default, perché la maggior parte delle attività li usa tutti; questa pagina serve a chi ha bisogno di togliere quello che non gli serve, non ad "abilitare" qualcosa che manca.

Con la versione gratuita questi 8 moduli sono spenti: la chat funziona, tutto il resto no. In quella pagina, al posto degli interruttori, vedi il riquadro per sbloccarli. Non c'è niente da configurare finché non attivi una licenza. E se un giorno la licenza scade, le scelte che avevi fatto qui restano come le avevi lasciate, non si azzerano.

Modulo spento e licenza: la cosa che confonde di più

Sabriel AI → Impostazioni → Moduli e limiti

Sono due cose diverse: un modulo può essere fermo per due motivi che non c'entrano niente fra loro. O perché la licenza gratuita non lo comprende, o perché sei tu ad aver spento l'interruttore. La prima è una condizione della licenza, la seconda è una tua scelta.

Perché sembra un guasto: con licenza gratuita le schede in Bacheca si vedono comunque, come anteprima con il velo PRO, perché servono a farti capire cosa otterresti passando a pagamento. Con licenza Pro invece si vedono solo le schede dei moduli accesi. Quindi se hai spento gli interruttori mentre eri in gratuita, non te ne accorgi: le anteprime ci sono lo stesso. Il giorno che attivi la licenza, quelle schede spariscono, e sembra che l'aggiornamento abbia rotto qualcosa. Non è rotto niente: stai finalmente vedendo la verità degli interruttori.

Come si riconosce in dieci secondi: apri Stato sistema, sezione Licenza e moduli. Per ogni modulo c'è scritto se è bloccato dalla licenza, spento da te, oppure acceso. Quella riga chiude ogni dubbio senza doverci pensare.

Un altro effetto della stessa cosa: a modulo spento la sua pagina non viene proprio registrata nel menu. Se non trovi più la voce Conoscenza del sito nel menu di sinistra, quasi sempre è solo il suo interruttore spento, non un aggiornamento andato male.

Appena attivi una licenza a pagamento, la prima cosa da fare è passare da Moduli e limiti e accendere quello che ti serve. Sono trenta secondi che ti evitano mezz'ora di dubbi.

I moduli disattivabili

Sabriel AI → Impostazioni → Moduli e limiti

Come li vedi nel pannello
Prenotazioni
Portfolio / Prodotti

Prenotazioni: il bot può fissare, spostare o cancellare appuntamenti in chat. Spegnilo se la tua attività non gestisce affatto appuntamenti (un negozio online puro, per esempio), altrimenti il bot potrebbe proporre di prenotare qualcosa che per te non ha senso.

⚠️ Quando parte la prima email di prenotazione, il plugin crea da solo una pagina pubblica chiamata «Sposta appuntamento». Non cancellarla e non toglierle lo shortcode [sabriel_reschedule] che contiene: è la pagina su cui arrivano i pulsanti «Sposta o cancella appuntamento» di tutte le email già inviate ai tuoi clienti. Puoi rinominarla o spostarla dove preferisci, ma se la elimini quei link smettono di funzionare.

Preventivi: genera documenti PDF scaricabili con i dettagli di un progetto. Utile per chi vende servizi personalizzati con un prezzo da concordare caso per caso; meno rilevante per chi vende prodotti a prezzo fisso.

Termometro: classifica ogni conversazione come caldo, tiepido o freddo, visibile in Analitica: questo gira sempre in automatico dietro le quinte, non richiede nulla da te; spegnerlo ha senso solo se non ti interessa affatto sapere quali contatti seguire con priorità.

Audit: il bot offre un controllo gratuito del sito web di un potenziale cliente: rilevante soprattutto per agenzie e freelance nel settore digitale, dove è un argomento di vendita naturale; poco rilevante per un'attività non legata al web.

Cronologia: il cliente recupera conversazioni passate anche da un altro dispositivo, utile per processi di acquisto che richiedono più visite nel tempo (un cliente che ci pensa su per qualche giorno prima di tornare). Anche senza questo modulo il bot ricorda comunque chi ha già parlato con lui dallo stesso dispositivo: quello che aggiunge la Cronologia è il recupero da un dispositivo diverso, tramite un link inviato via email.

Portfolio / Prodotti: un solo interruttore copre TUTTE le fonti insieme, WooCommerce compreso: spegnerlo spegne l'intero meccanismo, non serve un secondo interruttore per WooCommerce.

Conoscenza del sito: il bot legge le pagine del sito che scegli tu e usa quello che c'è scritto per rispondere, invece di limitarsi a mandare il link. Vedi la sezione Conoscenza del sito più avanti per il funzionamento completo.

Mailchimp: sincronizza i contatti classificati con una lista Mailchimp, solo con consenso esplicito del cliente stesso. Vedi la sezione Mailchimp più avanti per il funzionamento completo.

Limiti

Cosa fanno: Proteggono ogni funzione da un uso eccessivo o da un abuso automatizzato, non da un cliente vero che usa il servizio normalmente. Per esempio, il limite messaggi giornalieri esiste per fermare un bot esterno che tentasse di far scrivere il tuo bot migliaia di volte in un'ora (facendoti spendere inutilmente sulla chiave AI), non per interrompere una conversazione vera a metà.

Perché i valori di base non vanno quasi mai toccati: Sono stati pensati per essere ampiamente sufficienti a una conversazione normale, con margine: un cliente vero che scrive normalmente non li raggiunge mai. Se noti clienti veri bloccati, è più probabile un caso limite genuino (una conversazione insolitamente lunga) che un valore troppo basso in sé.

Come configurarli al meglio: I valori di base sono già equilibrati per il traffico tipico di un piccolo/medio sito: modificali solo se noti clienti veri bloccati per errore, o al contrario segnali chiari di un uso automatizzato/abusivo (molte richieste identiche in pochi secondi, per esempio).

Sicurezza e pulizia

Un pacchetto di base di protezioni comuni per WordPress: non sostituisce un plugin di sicurezza dedicato (Wordfence, Sucuri) se hai esigenze avanzate come un firewall in tempo reale o la scansione di malware, ma copre in modo sicuro le tecniche di base più conosciute, senza bisogno di installare altro né di configurazioni complicate.

Ogni protezione qui sotto è REALMENTE collegata al tuo sito: non sono semplici interruttori grafici. Toccano davvero il comportamento di WordPress: chiudono protocolli veri, mandano header HTTP veri, leggono e cancellano righe vere dal tuo database. Tutte spente di default: installare il plugin non cambia nulla del comportamento del tuo sito finché non decidi tu di accenderle.

Protezioni

Come le vedi nel pannello
Limita i tentativi di accesso

Disattiva XML-RPC: chiude un vecchio protocollo di comunicazione di WordPress, spesso bersaglio di attacchi automatizzati (in particolare tentativi di indovinare password in massa, che sfruttano una debolezza nota di questo protocollo). Quasi nessun sito moderno lo usa ancora davvero: accendila, a meno che tu non sappia con certezza che un'app o un servizio esterno ne dipende.

Per controllare che funzioni apri tuosito.it/xmlrpc.php in una finestra anonima: deve rispondere «Forbidden» con errore 403. Con la protezione accesa il file viene chiuso prima che WordPress risponda, sono spenti tutti i comandi del protocollo (compreso quello dei pingback che il blocco standard di WordPress da solo lascerebbe passare, ed è proprio quello usato negli attacchi automatici di massa) e il sito smette di annunciare il proprio indirizzo XML-RPC nelle intestazioni e nel codice delle pagine. Spegnendo l'interruttore, o disattivando il plugin, xmlrpc.php torna raggiungibile subito: il blocco non viene scritto in nessun file del tuo sito, quindi non resta appiccicato addosso come con i plugin che modificano il file .htaccess.

Come sai se una protezione è davvero attiva: sotto ogni interruttore c'è una targhetta che dice lo stato vero salvato: verde «Protezione attiva» se sta funzionando adesso, grigia «Protezione non attiva» se è spenta. Appena tocchi l'interruttore la targhetta diventa arancione e dice «Da salvare», perché finché non premi Salva protezioni non è cambiato niente davvero. Se hai il pacchetto senza licenza attiva, una protezione accesa te lo dice chiaramente invece di farti credere di essere protetto.

Si torna sempre indietro: ogni protezione di questa pagina è reversibile. Spegnendo l'interruttore il sito torna esattamente com'era prima, subito e senza lasciare tracce: nessuna di queste protezioni modifica i file del tuo sito (non tocca .htaccess né wp-config.php) e nessuna scrive niente di permanente nel database. Funzionano solo mentre l'interruttore è acceso. L'unica cosa irreversibile di questa pagina è la Pulizia del database qui sotto, perché cancella davvero dei dati: quella chiede conferma prima di procedere.

Header di sicurezza: aggiunge tre intestazioni HTTP che riducono il rischio di clickjacking (il tuo sito caricato di nascosto dentro un altro sito per rubare i clic dei visitatori) e di un tipo comune di attacco XSS. Nessun effetto visibile per i visitatori: si può accendere e lasciare accesa senza pensarci più.

Protezione forza bruta: due scale che lavorano insieme, una sul collegamento da cui arrivano i tentativi e una sull'account. Su tutte e due: 5 errori e si prende una pausa di un quarto d'ora, altri cinque e la pausa diventa di un'ora, altri cinque ancora e si chiude. Il collegamento resta fuori 30 giorni (non a vita, perché gli indirizzi cambiano e in ufficio o da rete mobile ne condividono uno solo in tanti). L'account invece resta chiuso finché non lo riapre qualcuno, ma chi lo possiede riceve subito per email un link per riaprirselo da solo in trenta secondi, senza disturbarti: il link va SOLO all'indirizzo registrato su quell'account, vale una volta sola, scade, e riapre soltanto l'accesso senza far entrare nessuno e senza cambiare password. Serve che ci siano tutte e due le scale: quella sul collegamento da sola si aggira cambiando rete, quella sull'account da sola permetterebbe a chiunque di chiuderti fuori bombardando il tuo nome. Insieme invece chi ci prova si fa bandire il collegamento prima di riuscire a bloccare l'account di qualcun altro. In fondo alla Dashboard e in fondo alla pagina Sicurezza trovi l'elenco di tutto quello che è bloccato in questo momento, collegamenti e account insieme, anche i blocchi da pochi minuti, con il bottone per riaprire subito: è lo stesso elenco visto da due posti. Se la posta del sito non funziona, l'elenco te lo dice invece di farti credere che il link sia partito. Passate ventiquattro ore senza errori e senza blocchi in corso si riparte da zero, così chi sbaglia due volte l'anno non si ritrova bandito. E perché questa difesa non si possa girare contro di te: dal browser da cui hai già fatto un accesso riuscito almeno una volta i blocchi non si applicano, chi è già dentro resta dentro, e in emergenza basta aggiungere in wp-config.php la riga define('SABRIEL_LOGIN_SBLOCCA', true); che li spegne tutti all'istante. Sotto il cofano, i blocchi vivono in una tabella tutta loro nel database, non mescolati alle impostazioni: ogni collegamento e ogni account hanno la propria riga, e il conteggio dei tentativi lo fa il database stesso. Serve perché durante un attacco vero arrivano tanti tentativi tutti insieme: se il conteggio si facesse leggendo e riscrivendo un elenco unico, due tentativi nello stesso istante ne farebbero contare uno solo e il blocco scatterebbe più tardi di quanto promesso. Le righe che non servono più vengono buttate da sole a intervalli regolari, e i blocchi in corso e quelli permanenti non si toccano mai. Disinstallando il plugin la tabella viene eliminata

Dopo un blocco, si ricomincia da capo: Finito il blocco di 30 giorni, quel collegamento riparte pulito: non resta bandito per sempre, ma non diventa nemmeno immune, perché la scala ricomincia da capo dal primo scalino. Lo stesso vale quando riapri tu qualcosa dall'elenco: si riparte da zero, non da dove era rimasto.

Se il freno non può funzionare, te lo dice: i blocchi hanno bisogno di una tabella tutta loro nel database, che il plugin crea da solo alla prima occasione. Su certi hosting molto limitati però non ci riesce, perché l'utente del database non ha il permesso di creare tabelle nuove o perché lo spazio è finito. In quel caso il freno non può registrare niente e quindi non protegge: invece di lasciartelo credere, il plugin lo scrive in rosso in cima alla pagina Sicurezza, e la targhetta sotto l'interruttore diventa rossa invece di verde. Il plugin riprova da solo a creare la tabella ogni volta che apri quella pagina, quindi appena l'hosting sistema il permesso riparte senza che tu debba fare niente.

Provare i blocchi senza aspettare ore: se vuoi vedere con i tuoi occhi come si comporta il freno, aggiungendo in wp-config.php la riga define('SABRIEL_LOGIN_PROVA', true); le pause diventano di 20 e 40 secondi invece di un quarto d'ora e un'ora, e il blocco del collegamento dura 60 secondi invece di 30 giorni. Serve solo per provare: finché quella riga c'è, in cima alla pagina Sicurezza compare un avviso rosso che te lo ricorda, così non può restare accesa per sbaglio su un sito vero. Togli la riga e tutto torna alle durate normali. Il blocco definitivo dell'account resta invece permanente, come su un sito vero: senza, non si potrebbe provare l'email con il link di sblocco.

L'indirizzo segreto viene controllato: l'indirizzo che scegli viene controllato prima di essere salvato. Se è un indirizzo che WordPress usa già per conto suo (come wp-admin) oppure è già l'indirizzo di una pagina del tuo sito, non viene salvato e te lo dice: nel primo caso ti si romperebbe il pannello, nel secondo quella pagina sparirebbe dal sito lasciando il posto al modulo di accesso, e sono due guai che si scoprono tardi. La pagina di registrazione invece segue l'impostazione del sito: se in Impostazioni → Generali hai acceso «Chiunque può registrarsi» resta raggiungibile, altrimenti sta nascosta come il resto.

Vedere a che punto è la scala: nell'elenco vedi anche chi non è bloccato ma ha già qualche errore alle spalle, con scritto a quanti errori manca il prossimo blocco. Serve perché dopo una pausa il conteggio riparte da zero e il blocco dopo arriva al quinto errore da quel momento: senza vederlo, sembra che il blocco scatti a caso dopo un solo sbaglio. Ricorda anche che collegamento e account sono due freni separati che contano ognuno per conto suo, quindi riaprendo solo uno dei due l'altro resta dov'era e può fermare l'accesso lo stesso: quando succede il pannello te lo dice. Se vuoi ripartire davvero da zero, il bottone «Azzera tutti i blocchi accesso» toglie tutto in una volta, permanenti compresi.

Se il link di sblocco non arriva: il pannello ti dice se il link è stato consegnato alla posta del sito, che non è la stessa cosa di «arrivato»: da lì in poi il messaggio non dipende più dal plugin. Se non arriva, quasi sempre è il sito che non riesce a far accettare le proprie email, e lo verifichi da Stato sistema → Invio email. Per questo accanto a ogni account chiuso trovi il bottone «Rimanda il link»: la prima email parte da sola nell'istante del blocco, e se quella si perde senza questo bottone non ci sarebbe modo di farsene mandare un'altra. Il link nuovo sostituisce il vecchio, che da quel momento non vale più, e va sempre e solo all'indirizzo registrato su quell'account: dal pannello decidi quando rimandarlo, mai a chi.

Nascondi versione WordPress: toglie il numero di versione dal codice pubblico del sito: un aggressore lo usa per sapere se stai usando una versione vecchia con vulnerabilità già note e già risolte nelle versioni più recenti.

Blocca la scoperta degli username: un interruttore solo che chiude tutte e quattro le strade da cui si può scoprire come si chiamano gli utenti del tuo sito. La prima è il trucco più noto, visitare un indirizzo tipo ?author=1. La seconda è l'elenco utenti che WordPress espone di serie sull'API (/wp-json/wp/v2/users), leggibile anche da chi non è loggato. La terza è la mappa del sito degli autori, che WordPress pubblica da solo: sparisce dall'indice delle mappe e, se qualcuno prova a chiederla lo stesso scrivendo l'indirizzo a mano, risponde «pagina non trovata» invece di far comparire la home page, come farebbe WordPress lasciato a sé. La quarta, la meno conosciuta, è la risposta che il sito dà quando qualcuno condivide una tua pagina: dentro c'è il nome dell'autore, che su moltissimi siti è il nome utente o addirittura l'indirizzo email. Conoscere un nome utente valido è il primo passo di un attacco a forza bruta mirato su quell'account. Niente di tutto questo tocca il funzionamento del sito per chi è già loggato, e le anteprime delle condivisioni continuano a funzionare: cambia solo che al posto del nome della persona compare il nome del sito.

Messaggio di errore login generico: di serie, WordPress dice ESPLICITAMENTE se hai sbagliato la password O il nome utente: un dettaglio che conferma a chi sta tentando un attacco che quel nome utente esiste davvero sul sito, restringendo il lavoro che gli resta da fare. Con questa accesa, l'errore diventa uno solo, sempre identico, senza confermare nulla su cosa fosse esattamente sbagliato.

Disattiva editor file da wp-admin: impedisce di modificare i file PHP di temi e plugin direttamente dal pannello. Il motivo non è impedire A TE di lavorare: è che se qualcuno riuscisse comunque a ottenere accesso admin senza permesso, non potrebbe usare questa via specifica per inserire codice dannoso direttamente nei file del sito.

Nascondi i file readme e licenza di WordPress: blocca l'accesso pubblico ai file readme.html e license.txt di WordPress, che di serie sono leggibili da chiunque e dicono quale versione stai usando: la prima cosa che guarda chi cerca un sito da attaccare.

Su certi server questi file li consegna direttamente il server web, senza passare da WordPress: in quel caso nessun plugin può fermarli, e prometterti il contrario sarebbe una bugia. Per questo il plugin prova a scaricarli da solo e, se ci riesce, te lo dice apertamente e ti dà la regola da girare all'assistenza del tuo hosting.

Nascondi la pagina di accesso: sposta la pagina di accesso a un indirizzo scelto da te. Chi prova gli indirizzi soliti riceve un "pagina non trovata" e non vede nemmeno che il sito è fatto con WordPress. È la protezione che ferma da sola la maggior parte dei tentativi automatici di indovinare la password, perché quei programmi bussano sempre alla stessa porta.

Quali indirizzi segreti non si possono usare: l'indirizzo che scegli viene controllato prima di essere salvato. Se è uno di quelli che WordPress usa già per conto suo (wp-admin, wp-json, feed e simili) viene rifiutato: usandolo ti chiuderesti fuori dal pannello. Viene rifiutato anche se è già l'indirizzo di una pagina, di un articolo o di un prodotto del tuo sito, perché quella pagina sparirebbe per i visitatori e al suo posto uscirebbe la schermata di accesso. In tutti e due i casi la protezione viene spenta e ti viene detto perché, invece di lasciarti con un sito rotto senza capire. Il controllo si ripete a ogni apertura della pagina Sicurezza, così se un domani crei una pagina che si chiama come il tuo indirizzo segreto te ne accorgi subito.

⚠️ Scrivi il tuo indirizzo segreto da qualche parte prima di attivarla, e provalo subito in una finestra separata. Se lo dimentichi non hai perso il sito: chiedi a chi ti gestisce l'hosting di aggiungere una riga al file wp-config.php, define( 'SABRIEL_LOGIN_HIDE_OFF', true ); la pagina di accesso torna subito raggiungibile come sempre. Anche disattivare il plugin dalla cartella dei plugin la riporta com'era.

Pulizia database: mostra quanti elementi "di scarto" si sono accumulati nel tempo (revisioni, bozze automatiche, cestino, commenti spam, dati temporanei scaduti) con un pulsante per eliminarli in un click, più un'opzione per ottimizzare (deframmentare, senza cancellare nulla) le tabelle del database. Una pulizia periodica ogni 1-2 mesi mantiene il sito più leggero e reattivo, specialmente su siti con molti contenuti o traffico.

Pulizia automatica: sotto la tabella della pulizia trovi «Ogni quanto vuoi pulire automaticamente?». La tabella è una sola e serve a tutte e due le cose: spunti le voci che ti interessano, poi il bottone nero «Pulisci ora» le pulisce subito, mentre il bottone chiaro «Salva pulizia automatica» le salva perché vengano pulite da sole ogni giorno, ogni settimana o ogni mese. Quando riapri la pagina le voci risultano già spuntate come le hai programmate, così vedi a colpo d'occhio cosa pulirà da solo. Avere la pulizia automatica accesa non ti impedisce di premere «Pulisci ora» quando vuoi. Di partenza è su «Mai, faccio da me» e non parte niente. Attenzione: la pulizia cancella dati per davvero e non si torna indietro, quindi occhio soprattutto alle vecchie versioni degli articoli, che sono la tua rete di sicurezza se cambi un testo per sbaglio. Tornando su «Mai», o togliendo tutte le spunte, il lavoro automatico viene tolto subito, e viene tolto da solo anche se disattivi il plugin o se la licenza scade.

Cosa dice davvero il numero della pulizia: la pulizia lavora a lotti: ogni voce ne toglie al massimo qualche migliaio per volta, per non far scadere la pagina sui siti grossi. Se ne restano, adesso te lo scrive e ti dice di ripremere «Pulisci ora» finché il numero non arriva a zero. Il numero che leggi è quello degli elementi spariti DAVVERO dal database, non di quelli che si è provato a togliere: se qualcosa non viene cancellato, non viene contato. L'ottimizzazione delle tabelle non cancella niente, quindi resta fuori da quel conteggio e viene detta a parte. ⚠ È una cosa da sapere sul Cestino: non contiene solo articoli e pagine, ma anche le prenotazioni, i preventivi, gli audit e le conversazioni che hai cestinato dalla Dashboard. Pulendolo quei dati dei clienti se ne vanno per sempre, e lo stesso vale se metti il Cestino nella pulizia automatica.

Mailchimp

Collega automaticamente i contatti classificati dal Termometro alla tua lista Mailchimp, ma SOLO per chi ha dato un consenso esplicito. Dipende dal modulo Termometro: senza classificazione dei lead, non c'è nulla da sincronizzare.

Chiave API e lista: la chiave dal tuo account Mailchimp (Account → Extras → API keys) e la lista scelta da una tendina con le liste vere del tuo account, non un ID da copiare a mano, così non rischi di sbagliare a trascriverlo.

Come lo vede il cliente in chat

Perché la casella compare solo se tutto è pronto: Mostrare una casella di consenso per una funzione che poi non è davvero collegata a nulla sarebbe fuorviante per il cliente: la casella esiste solo quando ci sono chiave e lista valide E il modulo Termometro è anche lui acceso, altrimenti resta nascosta. Se manca qualcosa, un avviso lo dice sia qui sia nella scheda Impostazioni → Moduli e limiti, indicando esattamente cosa accendere.

⚠️ Senza un consenso esplicito dato dal cliente stesso, nessun dato viene mai mandato a Mailchimp, anche se il modulo è configurato e acceso: questa non è una scelta che si può aggirare da un'impostazione, è scritta nel funzionamento stesso del bot.

Cosa succede se un cliente ritira il consenso più tardi: Il cliente riceve, insieme all'email di conferma dell'iscrizione, un link di disiscrizione: cliccandolo, viene tolto da Mailchimp per davvero, non solo segnato come "da ignorare".

Chi può togliere il consenso, e da dove: Togliere la spunta dalla chat funziona dallo stesso dispositivo da cui la persona ha chattato: il sito riconosce quel browser e sa che è lei. Da un dispositivo diverso il bot non toglie niente e indica invece il link «Disiscrivimi» in fondo alle email ricevute, che è firmato e vale sempre. È una difesa voluta: senza, sarebbe bastato conoscere l'indirizzo email di un tuo cliente per disiscriverlo dalla tua lista al posto suo, e nessuno dei due se ne sarebbe accorto.

Le email che partono da sole: quando l'iscrizione diventa vera al cliente arriva sempre la conferma, sia che abbia cliccato il nostro link sia che abbia cliccato quello di Mailchimp rientrando dopo una disiscrizione: parte una volta sola per iscrizione, mai doppioni. Quando invece si disiscrive gli arriva un'email che glielo conferma e gli spiega come tornare, se un giorno cambia idea. A te arriva un avviso in tutti e due i casi, con nome ed email: se non lo vuoi lo spegni in Impostazioni, sezione Notifiche via email a te, e il registro in Dashboard resta comunque completo.

Tabella dei consensi (Dashboard → Consensi): un registro di chi ha dato o ritirato il consenso, con data: resta come prova anche dopo un ritiro o se Mailchimp viene scollegato del tutto, utile in caso di contestazioni su un invio.

Ti accorgi quando ne arriva uno nuovo: la scheda Consensi si comporta come Appuntamenti, Preventivi e Audit: sopra al nome compare la scritta NUOVO su ogni consenso arrivato da quando l'hai aperta l'ultima volta, e il numero rosso accanto al nome della scheda dice quanti sono. Il pallino nel menu di WordPress li conta insieme agli altri. Aprendo la scheda si azzera tutto; se vuoi togliere una singola riga prima, clicca la x accanto a NUOVO.

La pausa di quindici minuti fra un'email e l'altra: chi chiede l'iscrizione riceve UNA email di conferma, e per un quarto d'ora non ne parte un'altra allo stesso indirizzo. Serve a impedire che qualcuno usi la casella della chat per riempire di email la posta di un'altra persona. Se nel frattempo il cliente rimette la spunta, il bot glielo dice in chiaro e gli scrive fra quanti minuti può richiederla, invece di far finta di avergliela rimandata. Dopo dieci email in un'ora dallo stesso computer si ferma tutto per un'ora, e anche questo viene detto: è una protezione, non un guasto.

Togliere la spunta disiscrive davvero: il cliente non è obbligato a cercare il link nell'email: gli basta aprire «I tuoi dati» nella chat e togliere la spunta. Viene tolto da Mailchimp in quel momento, il bot glielo conferma e gli arriva l'email di conferma. Il link in fondo alle email resta comunque, per chi preferisce quello o non ha più la chat sotto mano.

Il link di conferma scade: chi chiede di iscriversi riceve un'email con un link da cliccare, e quel link vale 30 giorni. Se un cliente ti scrive che gli compare «questo link non è più valido», è normale: gli basta richiedere l'iscrizione dalla chat. La scadenza serve a una cosa precisa: impedire che una vecchia email di conferma, riaperta mesi dopo o pre-caricata da sola dai filtri antispam aziendali, rimetta dentro qualcuno che nel frattempo si era disiscritto.

Chi si era disiscritto e vuole rientrare: è Mailchimp a vietare di rimettere dentro d'ufficio chi si è tolto: deve tornare di sua volontà. Quando succede, il plugin non manda la propria email di conferma ma chiede a Mailchimp di mandare la sua, e lo scrive al cliente in chiaro. Finché non clicca quel link resta fuori, e in Mailchimp lo vedi come «in attesa»: i contatti in attesa non compaiono nell'elenco del pubblico, si trovano solo cercando l'indirizzo. Se il cliente non conferma entro 60 giorni, Mailchimp lo cancella.

La casella dice sempre la verità: quando il cliente riapre «I tuoi dati» nella chat, lo stato della spunta viene richiesto al sito, non ripreso da quello che il suo browser si era salvato. Così chi si è disiscritto dal link nell'email non trova più la casella spuntata, e sotto legge un avviso che glielo spiega e gli dice che può rimetterla per reiscriversi. Se invece si è appena iscritto e deve ancora confermare, la casella resta spuntata e l'avviso gli ricorda di aprire l'email: l'iscrizione è in corso, non annullata.

L'email per rientrare la manda Mailchimp, non il tuo sito: chi rientra dopo una disiscrizione riceve la conferma direttamente da Mailchimp, con il loro pulsante e con l'indirizzo di contatto impostato nel tuo account Mailchimp, non con quello del sito. È normale e non si può cambiare da qui: se vuoi che sia un altro, lo cambi su Mailchimp, in Pubblico, impostazioni del pubblico. Se il loro link dà pagina non trovata di solito vuol dire che era già stato usato: basta rimettere la spunta in chat e ne arriva uno nuovo.

Alla seconda o terza volta di seguito, Mailchimp non rimanda l'email: è una loro regola, non un guasto del plugin. Mailchimp manda l'email di conferma quando un contatto entra in attesa, ma non ne manda una nuova ogni volta che glielo si richiede per lo stesso indirizzo: serve a non trasformare il modulo in uno strumento per tempestare qualcuno. Il plugin può chiedere il rientro e sapere che è stato registrato, ma non può sapere se loro l'email l'hanno spedita davvero, e infatti non lo scrive. La cosa importante: il link di conferma già ricevuto NON scade a ogni nuova richiesta, quindi basta aprire l'email precedente e cliccare quello. Se serve davvero una conferma nuova, l'unico modo è cancellare quel contatto dal Pubblico su Mailchimp e farlo iscrivere di nuovo dalla chat.

Lo stato «in attesa» si chiude da solo: quel link il cliente lo clicca sul sito di Mailchimp, quindi il tuo sito non viene avvisato da nessuno. Per non lasciarti scritto «in attesa» per sempre, ogni ora il plugin va a chiedere a Mailchimp che fine hanno fatto i contatti rimasti in sospeso e aggiorna la tabella da solo. Il cliente che riapre la chat lo vede anche prima, perché in quel momento si controlla al volo.

Se qualcuno si toglie da dentro Mailchimp: può succedere che un cliente si disiscriva dal pannello di Mailchimp o dal link in fondo a una tua campagna, senza passare dalla chat. Anche lì nessuno avvisa il tuo sito. Per questo, ogni volta che qualcuno mette la spunta, il plugin chiede prima a Mailchimp com'è messo davvero quell'indirizzo: così non ti ritrovi scritto «Iscritto» in verde su una persona che è uscita dalla lista.

Indirizzi che rimbalzano: se le email mandate a un indirizzo tornano indietro, Mailchimp lo marca come non raggiungibile e non lo fa più rientrare in nessun modo. In quel caso il bot lo dice al cliente e gli chiede un altro indirizzo, invece di lasciargli credere di essersi iscritto.

Dashboard

Il centro operativo quotidiano. Non un'impostazione da configurare una volta, ma la pagina che consulti ogni giorno per vedere cosa è successo davvero mentre non guardavi: chi ha scritto, chi ha prenotato, chi è pronto a comprare.

Come la vedi nel pannello
Appuntamenti
Preventivi
Audit
Analitica
Consensi
Extra

Appuntamenti / Preventivi / Audit: ogni elemento ricevuto, con azioni dirette (conferma, sposta, cancella, scarica): non serve andare a cercare le prenotazioni nel calendario o i preventivi tra le email, è tutto già qui in un unico posto.

Analitica: conversazioni analizzate dal Termometro, lead pronti a comprare, visite e pagine più cliccate del sito: la vista d'insieme su come sta andando davvero il bot, non solo conversazione per conversazione.

Come si conta «hanno chiesto un contatto umano»: ogni volta che in chat compare la scheda con i tuoi recapiti diretti, quella conversazione viene contata: è un fatto certo, non un'interpretazione. Vale anche se è stato il bot a proporre il contatto e il cliente ha accettato. Una volta contata resta contata, perché è una cosa successa davvero: si azzera solo svuotando l'Analitica.

Blocchi sicurezza: quante richieste sospette il plugin ha respinto da solo: tentativi di farsi mandare per email la conversazione di un altro, richieste ripetute oltre i tetti orari, tentativi di scrivere sulla scheda di un cliente da un dispositivo diverso. Di solito questo numero resta a zero. Se sale, vuol dire che qualcuno ha provato ad approfittare del bot e il plugin lo ha già fermato: non devi fare niente, è un rapporto di quello che è stato bloccato, non un elenco di cose da sistemare.

I periodi e il confronto fra i mesi: i filtri in cima (30 giorni, 6 mesi, 12 mesi) usano l'ora del tuo sito, quella impostata in WordPress, quindi il conto torna ovunque tu sia nel mondo. Il riquadro «Questo mese vs mese scorso» confronta lo stesso tempo trascorso dal primo del mese in entrambi: se guardi la pagina il 6 alle nove del mattino, il mese scorso viene misurato fino al 6 alle nove, non fino a mezzanotte. Altrimenti il mese in corso sembrerebbe sempre andare peggio di quanto va.

Le visite del sito si fermano a 90 giorni: i dati di traffico vengono conservati per 90 giorni e poi cancellati da soli, per non far crescere il database senza fine. Scegliendo 6 o 12 mesi le altre schede coprono tutto il periodo, ma visite, visitatori e pagine più cliccate mostrano comunque gli ultimi 90 giorni: sono gli unici che esistono.

I tuoi dati restano tuoi: in ogni sezione c'è un link per scaricare quello che contiene in un file che si apre con Excel: appuntamenti, preventivi, audit e consensi. Vale sempre, anche se un giorno la licenza scade: in quel caso le sezioni restano visibili ma non più operative e il pulsante diventa più evidente. Sono dati dei tuoi clienti, non del plugin, e te li porti via quando vuoi.

Cancella memoria: azzera tutto quello che il bot ricorda delle conversazioni. Se le conversazioni da cancellare sono tantissime il lavoro viene fatto un pezzo per volta, per non far scadere la richiesta a metà: il pulsante ti dice quante ne restano e basta premerlo di nuovo. Non è un errore, è il modo di arrivare in fondo senza lasciare il lavoro a metà.

Nuovo preventivo e Nuovo appuntamento: i due pulsanti in cima alla bacheca aprono altrettante pagine dove puoi creare un preventivo o fissare un appuntamento A MANO, senza passare dal bot. Servono quando il cliente ti ha chiamato al telefono o scritto un'email: compili i campi e il documento esce identico a quelli fatti in chat, con lo stesso numero progressivo e lo stesso modello. Il preventivo a mano ammette al massimo cinque voci, come quello del bot, così i due documenti restano uguali.

Avvisare il cliente o no: Quando fissi un appuntamento a mano puoi scegliere se avvisare il cliente. Con «Sì» gli arriva un'email con data, ora e il link per spostarlo o cancellarlo da solo, nella lingua scelta per il bot. Con «No» l'appuntamento resta solo nel pannello, come promemoria per te. Se l'email non riesce a partire, il pannello te lo dice subito invece di lasciarti credere che sia arrivata.

Il preventivo a mano e l'email al cliente: Anche qui puoi scegliere. Con «Sì» al cliente arriva un'email con il PDF allegato, nella lingua scelta per il bot. Con «No» il preventivo resta solo nel pannello. Se il PDF non è stato generato non parte niente e il pannello te lo dice, perché un'email che promette un allegato che non c'è è peggio di nessuna email.

Quanto il bot conosce davvero le tue pagine: In Conoscenza del sito scegli le pagine e decidi quanto il bot deve saperne. Con «solo il riassunto» riceve di ogni pagina circa 40 parole: sa di cosa parla e sa mandarci il cliente, ma non ha letto cosa c'è scritto dentro. Con «riassunto più il testo della pagina che serve» a ogni domanda riceve anche il testo vero della pagina che c'entra, cercata con le parole della domanda: così risponde con i dettagli scritti davvero, e paghi quel testo solo nei messaggi in cui serve. La pagina si cerca per parole e non per significato, ma il bot prepara da solo un elenco di parole con cui i clienti potrebbero cercarla, così trova la pagina anche quando usano modi di dire diversi dai tuoi: quell'elenco lo puoi correggere a mano. Tutto si aggiorna da solo: quando modifichi una pagina il riassunto e il testo vengono rifatti poco dopo, senza che tu faccia niente.

Le email che arrivano a te, e come spegnerle: Il plugin ti avvisa per email quando succede qualcosa: qualcuno prenota, sposta o annulla un appuntamento, viene generato un preventivo, si qualifica un contatto (e ti arriva la trascrizione della conversazione), qualcuno chiede il controllo del suo sito. Con un po' di traffico diventano tante. In Impostazioni, sezione Notifiche via email a te, c'è un interruttore per ognuna: nascono tutte accese e spegni solo quelle che non ti servono. Due email NON si spengono da lì, di proposito: quelle che vanno al CLIENTE, perché sono quelle che il bot gli promette in chat e se non arrivassero il bot risulterebbe bugiardo, e il messaggio che un visitatore ti lascia quando chiede di parlare con una persona, perché quel testo non viene salvato da nessuna parte e l'email è l'unica copia.

Cosa controlla davvero il Controllo sito: Fa fino a venticinque verifiche sul sito che il visitatore ti indica, divise in quattro aree che nel referto trovi già raggruppate: sicurezza (connessione protetta, rimando a https, scadenza del certificato, risorse caricate in chiaro), visibilità su Google (titolo e descrizione con la lunghezza giusta, un solo H1, lingua dichiarata, canonical, dati strutturati, robots.txt, mappa del sito, pagina degli errori, testo alternativo delle immagini, sistema di statistiche), esperienza e velocità (tag per smartphone, anteprima quando si condivide il link, iconcina del sito, tempo di risposta, peso del codice, compressione, cache dei file) e fiducia (privacy e cookie, contatti cliccabili in homepage, anno del copyright). In alto trovi un voto in percentuale: verde da 80 in su, arancione da 55, rosso sotto.

Quando una verifica non compare nel referto: è voluto. Se un controllo non riesce a rispondere con certezza, quella riga sparisce invece di diventare un «assente»: meglio una voce in meno che una sbagliata su un documento che mandi a un potenziale cliente. Succede per esempio quando il sito non risponde in tempo, oppure quando è costruito in modo che i contenuti li metta il browser dopo: in quel caso alcune verifiche non sono possibili e il referto lo scrive in chiaro. Il tempo a disposizione si adatta da solo a quanto ne concede il tuo hosting.

Il referto del controllo sito arriva anche per email: Quando qualcuno fa analizzare il suo sito dalla chat, il documento non resta solo nel suo browser: arriva a te con il PDF allegato, così hai il contatto e il referto senza dover aprire la bacheca, e arriva anche a lui. Lo stesso vale per il preventivo preparato dal bot in chat: il PDF arriva anche al cliente per email. Queste due copie al cliente hanno ognuna il suo interruttore in Impostazioni: se le spegni gli resta solo il pulsante per scaricare il PDF dalla chat, e se non lo preme il referto si perde.

Quanti controlli può chiedere la stessa persona: in Impostazioni c'è il campo «Giorni tra un controllo sito gratuito e l'altro per la stessa email». Lasciato vuoto vale 365 giorni. Scrivendo 0 il limite sparisce del tutto e lo stesso indirizzo può chiedere controlli quante volte vuole: comodo mentre provi, da valutare con calma quando il sito è online, perché ogni controllo è una chiamata al motore che paghi tu.

La percentuale accanto a Preventivi e Appuntamenti: è il tasso di conversione: su cento conversazioni analizzate, quante hanno portato davvero a un preventivo o a un appuntamento. Conta solo i documenti nati DOPO la conversazione, cioè quelli che quella conversazione può davvero aver prodotto: un cliente che aveva già chiesto un preventivo mesi fa e oggi torna solo per una domanda non viene contato come conversione. Se aggiornando da una versione precedente vedi questa percentuale scendere, non si è rotto niente: prima venivano contati anche i clienti di ritorno, adesso il numero è quello vero.

Ordinare e cercare negli elenchi: Sopra ogni elenco (appuntamenti, preventivi, audit, consensi) c'è una barra con una lente e una tendina per scegliere l'ordine. La lente cerca anche nel telefono, nel titolo e nel numero del preventivo e nell'indirizzo del sito controllato, non solo nel nome e nell'email. La ricerca lavora sul database, quindi trova anche quello che non è nella pagina che stai guardando. Negli appuntamenti la tendina ha tre scelte, perché ci sono due date diverse: l'ordine di arrivo (chi ha prenotato per ultimo) e la data dell'appuntamento, dalla più vicina o dalla più lontana. Nei consensi il numero di pagina segue la ricerca.

Extra: strumenti di test per azzerare dati di prova mentre configuri il bot: utili in fase di collaudo, prima di consegnare il sito a un cliente reale, per ripartire da una situazione pulita senza portarsi dietro le prenotazioni finte fatte durante le prove.

Cosa toglie «Sblocca i limiti della chat»: non solo il conteggio dei messaggi al giorno. Toglie anche il tetto sui riepiloghi della chat (tre all'ora per indirizzo email), quello sui messaggi diretti e quello sulle richieste alla newsletter. Sono difese pensate contro chi abusa, ma durante le prove sei tu a incapparci: se stai provando con la tua email e al quarto riepilogo nella stessa ora non arriva niente, è quel tetto e non un guasto.

Se uno strumento della scheda Extra non fa niente, te lo dice: ogni pulsante controlla se il server ha davvero fatto quello che gli era stato chiesto. Se non ci è riuscito — perché la licenza non è attiva, perché quel modulo è spento, o perché la pagina era aperta da così tanto che il gettone di sicurezza è scaduto — compare un avviso che lo dice, invece di un messaggio di conferma che non corrisponde al vero. Vale anche per «Sblocca tutto il sistema», che ti dice quanti dei sei sblocchi non sono riusciti.

Stato sistema

Una fotografia di come è configurato il bot in questo momento: verde significa impostato correttamente, rosso indica qualcosa che manca ancora, quasi sempre con un link diretto per sistemarla subito senza doverla cercare tu stesso nel menu.

L'avviso «al tuo hosting manca mbstring»

Se compare questo avviso giallo sulle pagine del plugin, non è un guasto e non hai perso niente. mbstring è un pezzo di PHP che serve a maneggiare le lettere accentate: quasi tutti gli hosting ce l'hanno, ma non è obbligatorio. Senza, il plugin continua a funzionare, però su testi con molti accenti qualche taglio può spostarsi di un carattere.

Cosa fare: scrivi al tuo hosting e chiedi di attivare l'estensione mbstring per PHP. È una richiesta normalissima, la fanno in pochi minuti e non costa niente. Nel riepilogo tecnico, sezione «Ambiente tecnico», trovi la riga che dice se ce l'hai oppure no.

La riga «Estensione dom»

Cosa controlla: dom è un pezzo di PHP che serve a leggere le pagine web. Lo usano due funzioni: il Controllo sito, che analizza il sito di un potenziale cliente, e la lettura automatica della tua pagina portfolio. Quasi tutti gli hosting ce l'hanno, ma non è obbligatorio come altri pezzi di PHP, quindi ogni tanto manca.

Cosa succede se manca: niente si rompe e nessuno vede una pagina bianca. Il Controllo sito risponde al visitatore che non è riuscito ad analizzare il sito in questo momento, e la lettura automatica del portfolio non trova lavori: in quel caso scrivi i tuoi lavori a mano nella tabella delle Impostazioni, che funziona sempre. Tutto il resto del bot continua a funzionare come prima.

Cosa fare: scrivi al tuo hosting e chiedi di attivare l'estensione dom per PHP, esattamente come per mbstring. È una richiesta normale e la attivano in pochi minuti.

Come lo vedi nel pannello
✓ Configurato ✗ Ancora vuoto

Perché esiste una pagina dedicata solo a "controllare": Le impostazioni del bot sono sparse su molte pagine diverse: senza un riepilogo, sarebbe facile dimenticare di aver lasciato vuoto un campo importante su una pagina che non si visita spesso (la chiave AI, per esempio, si configura una volta sola e poi si dimentica facilmente che esiste). Questa pagina raccoglie tutto in un solo posto, in modo che un'occhiata sola basti a sapere se manca qualcosa.

Test dal vivo della chiave: manda un messaggio di prova reale al motore AI scelto: conferma che tutto funzioni davvero, dalla chiave fino alla risposta, non solo che il campo sia stato compilato con qualcosa che sembra una chiave valida.

Se importi il file sbagliato puoi tornare indietro: importare sostituisce tutta la configurazione, quindi prima di farlo il plugin mette da parte quella di adesso e ti mostra un pulsante per rimetterla com'era. Il file esportato contiene TUTTE le tue impostazioni e vengono rimesse tutte: nome dell'attività, listino, link alle pagine, orari, IVA, valuta, logo, PDF, moduli e lavori del portfolio. Se il file che scegli non contiene nessuna impostazione di Sabriel AI viene rifiutato senza toccare niente. Quando invece va a buon fine ti dice quante impostazioni ha applicato, e se nel file c'era anche roba che non è di Sabriel AI ti dice quante voci ha ignorato: se leggi un numero molto più basso di quello che ti aspettavi, non fidarti e rimetti la configurazione precedente.

Le chiavi sono cifrate davvero? Una riga della pagina risponde a questa domanda guardando il server, non tirando a indovinare. Su qualche hosting molto vecchio manca il componente che serve a cifrare: in quel caso compare un riquadro rosso che spiega cosa chiedere all'assistenza dell'hosting, invece di lasciarti credere che le chiavi siano al sicuro quando non lo sono.

I PDF dei tuoi clienti sono al riparo? Preventivi e referti finiscono in una cartella riservata. Su alcuni server quella protezione viene ignorata, e sarebbe impossibile accorgersene guardando il pannello: il plugin allora prova a scaricare da solo un file finto da quella cartella e, se ci riesce, te lo dice e ti dà la regola esatta da girare all'hosting.

Email di supporto: se non ne indichi una tua, al suo posto viene pubblicata quella dell'amministratore di WordPress: nella chat, dentro i preventivi PDF e nel codice di ogni pagina del sito. Questa riga te lo dice subito, invece di fartene accorgere dallo spam che comincia ad arrivare.

Copie doppie del plugin: se sul sito è rimasto attivo del vecchio codice di Sabriel AI incollato a mano (per esempio da prima che diventasse un plugin), il pannello lo rileva e lo nomina. È la situazione che manda in errore i siti durante una migrazione, e senza questa spia sarebbe difficilissima da capire.

Esporta / Importa configurazione: scarica un file con tutte le impostazioni attuali: utile come backup prima di modifiche importanti, o per copiare la stessa configurazione su un altro sito con caratteristiche simili. Le chiavi AI e Mailchimp non sono incluse nell'esportazione (restano cifrate e separate per sicurezza): dopo un'importazione andranno reinserite a mano. Un colore che non è scritto come un colore vero e proprio viene ignorato, da qualunque file arrivi: i colori finiscono dentro il foglio di stile della finestra di chat, quindi lì si accettano solo valori di colore veri.

Cosa finisce nel riepilogo tecnico: il pulsante «Copia info tecniche» e l'email di segnalazione all'assistenza usano lo stesso identico riepilogo, quindi chi ti risponde vede esattamente quello che vedi tu. Dentro c'è anche la sezione Portfolio: quale fonte sta usando il bot, quanti lavori hai scritto a mano e quanti di questi hanno immagine, link e parole chiave, quale tipo di contenuto del tema è stato riconosciuto e se il plugin lo conosceva già per nome o lo ha riconosciuto da solo, se WooCommerce c'è, quale pagina portfolio è collegata e se è già stata letta. Se il modulo è spento o bloccato dalla licenza, la sezione non sparisce: dice che è spento e perché, così nessuno si mette a cercare un guasto che non esiste.

Controlla questa pagina appena finisci di configurare un sito nuovo, e ogni volta che qualcosa nel bot sembra comportarsi in modo strano: spesso la causa di un comportamento inatteso è proprio una riga rossa rimasta qui, non un errore vero e proprio nel funzionamento del bot.

Privacy e dati

Questa pagina elenca, senza giri di parole, quali dati escono dal tuo sito, quali restano salvati e per quanto, e quali limiti conviene conoscere. Serve a te per scrivere l'informativa privacy del tuo sito: nessuno può farlo al posto tuo, perché dipende da come usi il plugin e da dove ti trovi.

⚠️ Questa pagina descrive come funziona il plugin, non è un parere legale. Se raccogli dati di clienti in Unione Europea, falla leggere a chi ti segue per privacy e adeguamenti.

Se un cliente chiede i suoi dati o la cancellazione

Strumenti → Esporta dati personali / Rimuovi dati personali

Il consenso agli aggiornamenti esce con la conversazione: la scelta della persona sulla casella «voglio ricevere aggiornamenti via email», con la data e come risulta su Mailchimp, viene consegnata insieme alla sua conversazione in chat: è lì che il plugin la registra, ed è lì che la trovi nel file esportato.

Dove si fa: non serve una pagina di Sabriel AI: si usano i due strumenti che WordPress ha di serie sotto Strumenti. Il plugin si è dichiarato a tutti e due, quindi i suoi dati compaiono nell'esportazione e vengono trattati nella cancellazione insieme a quelli degli altri plugin. Scrivi l'indirizzo email della persona, confermi, e WordPress fa il resto.

Cosa esce nell'esportazione: nome, email e telefono; gli appuntamenti con data, ora, motivo, stato e note; i preventivi con numero, titolo e importo; i controlli del sito richiesti; il consenso agli aggiornamenti via email con la sua data e lo stato su Mailchimp; e il testo completo delle conversazioni in chat, messaggio per messaggio, con il riassunto e la valutazione automatica se ci sono.

Cosa succede con la cancellazione: le conversazioni vengono cancellate del tutto. Appuntamenti, preventivi e controlli del sito vengono invece resi anonimi: nome, email, telefono e note spariscono, il documento resta senza nome. Non è una scorciatoia: quei documenti contengono importi e date che in molti paesi vanno conservati per obblighi fiscali, e cancellarli metterebbe te in un guaio diverso da quello che volevi evitare. WordPress lo dice anche alla persona che ha fatto la richiesta.

Il limite alle modifiche del profilo: un cliente può cambiare i suoi dati un numero limitato di volte ogni 30 giorni, e il numero lo decidi tu in Impostazioni. Il conteggio scatta solo se cambia davvero nome, cognome o email: aprire il pannello e premere salva senza toccare niente, o cambiare solo il telefono o la spunta degli aggiornamenti, non consuma nessuna delle sue possibilità. Il limite serve a impedire che una persona cambi identità in continuazione, non a bloccare chi vuole correggere una lettera sbagliata nel proprio nome.

Se vuoi cancellare comunque tutto: il pulsante nella pagina Sicurezza e pulizia cancella davvero, senza fare eccezioni. Usalo solo se sai cosa stai facendo: è irreversibile.

Il testo per la tua informativa: sotto Impostazioni → Privacy, nella bozza dell'informativa, trovi già scritto un paragrafo su Sabriel AI: cosa raccoglie, a chi viene comunicato, quanto resta, cosa non viene mai conservato e quali diritti ha la persona. Leggilo, adattalo alla tua realtà e incollalo nella tua informativa.

Questa pagina descrive come funziona il plugin, non è un parere legale. Se raccogli dati di clienti in Unione Europea, fai leggere la tua informativa a chi ti segue per la privacy.

Cosa esce dal tuo sito

Il servizio AI. Ogni messaggio che il visitatore scrive in chat, insieme agli allegati che carica e alle informazioni della tua attività (listino, orari, contatti), viene inviato al servizio AI che hai scelto: adesso è Google Gemini. È il funzionamento stesso del bot: senza quell'invio non ci sarebbe nessuna risposta. Come quei dati vengono trattati e per quanto tempo lo decide il servizio AI, non questo plugin: fanno fede le sue condizioni.

⚠️ Un caso particolare da sapere: il modello Fable 5 di Anthropic richiede la conservazione dei dati per 30 giorni e non è disponibile con la modalità senza conservazione. Se questa cosa è un problema per i tuoi clienti, scegli un altro modello dalla pagina Motore AI.

Il controllo delle email usa-e-getta. Quando un visitatore lascia la sua email, il plugin può controllare che non sia di un servizio usa-e-getta. Per farlo manda soltanto la parte dopo la chiocciola (il dominio, per esempio "gmail.com") a un servizio esterno che si chiama Kickbox, con sede negli Stati Uniti. L'indirizzo completo non esce mai. Puoi spegnere questo controllo quando vuoi. In questo momento è acceso.

Sabriel AI → Impostazioni → Moduli e limiti

Per chi sviluppa: il controllo si può disattivare anche con il filtro sabriel_ai_controllo_email_temporanee_online.

Nient'altro. Fuori da questi due casi, e da Mailchimp se lo colleghi tu, il plugin non manda dati a nessun altro: né a chi lo ha creato, né a servizi di statistica, né a reti pubblicitarie.

Cosa resta salvato, e dove

Le visite al sito. Il plugin conta le visite alle pagine e quante chat vengono aperte. Per non contare due volte la stessa persona assegna a ogni visitatore un codice casuale, salvato nel suo browser. Non c'è il nome, non c'è l'email, non c'è l'indirizzo IP: solo un codice e i percorsi visitati, tenuti 90 giorni e poi cancellati da soli.

⚠️ Da sapere: questo conteggio parte acceso e non chiede il consenso al visitatore. Puoi spegnerlo quando vuoi da Impostazioni → Moduli e limiti, con l'interruttore «Raccogli statistiche di visita»: da spento non viene raccolto più niente. Se lo lasci acceso e il tuo sito usa un banner dei cookie, ricordati di citarlo nella tua informativa insieme agli altri strumenti di statistica.

Le conversazioni e i contatti. Chat, appuntamenti, preventivi e analisi dei siti restano dentro il tuo WordPress, nel tuo database: non vengono copiati da nessuna parte. Sono dati tuoi, e restano tuoi anche se un giorno la licenza scade. Dalla Dashboard c'è il pulsante per scaricarli tutti in un file che si apre con Excel.

I documenti PDF. I preventivi e i referti delle analisi finiscono in una cartella riservata, non nella libreria media pubblica. Si aprono solo attraverso un link firmato: chi tira a indovinare l'indirizzo del file non lo scarica. In Stato sistema c'è una spia che controlla proprio questo e ti avvisa se il tuo hosting non rispetta la regola.

Le chiavi dei servizi AI. Vengono salvate cifrate, così nemmeno guardando dentro il database si leggono in chiaro. Perché sia possibile serve l'estensione OpenSSL di PHP: c'è quasi sempre, e la pagina Stato sistema ti dice se sul tuo server c'è davvero. Se manca, la chiave resta scritta in chiaro e lì lo vedi scritto a chiare lettere. Se un giorno cambiano le chiavi di sicurezza di WordPress o sposti il sito, le chiavi cifrate potrebbero diventare illeggibili: il pannello te lo dice e basta reinserirle.

Quando disinstalli. Se lasci attiva la spunta apposita nelle Impostazioni, disinstallando il plugin vengono cancellati tutti i suoi dati. Resta soltanto la pagina "Sposta appuntamento", che il plugin crea da solo la prima volta che serve: non viene cancellata di proposito, perché potresti averla modificata o messa nel menu. Se non ti serve più, eliminala a mano dalle Pagine di WordPress.

Limiti da conoscere

Sono tre comportamenti voluti, non difetti. Li scriviamo qui perché in certe attività contano.

1. Si può sapere se un indirizzo ha un appuntamento. Quando un cliente chiede al bot di spostare o cancellare il suo appuntamento, il bot deve poter rispondere "sì, ne risulta uno". Questo significa che, provando un indirizzo email, si può capire se quella persona ha un appuntamento con te, ma non quando, né altri dettagli. Ci sono freni che rendono impraticabile provarne tanti (poche richieste all'ora dallo stesso collegamento), ma per uno studio medico o legale è una cosa da sapere.

2. Il riepilogo della chat va all'indirizzo scritto nel widget. Chi chatta può farsi mandare per email una copia della conversazione. Quell'indirizzo non viene verificato con un secondo messaggio di conferma: funziona come i moduli "mandami una copia" che si trovano su tanti siti. Vuol dire che qualcuno potrebbe scrivere l'indirizzo di un'altra persona e farle arrivare quella copia. Per limitare la cosa, ogni indirizzo può ricevere al massimo tre riepiloghi all'ora, e in fondo all'email c'è sempre una riga che spiega da dove arriva e che si può ignorare.

3. Dietro certi servizi di protezione i visitatori sembrano uno solo. I freni contro gli abusi contano le richieste per collegamento. Il plugin riconosce già Cloudflare e risale al visitatore vero. Se invece il tuo sito sta dietro un altro sistema (per esempio nginx, Varnish, AWS o Sucuri), tutti i visitatori possono risultare lo stesso collegamento: in quel caso i limiti si esauriscono molto prima del previsto. Si risolve dicendo al plugin di quale sistema fidarsi.

Per chi sviluppa: i sistemi da considerare attendibili si aggiungono con il filtro sabriel_ai_range_proxy_attendibili.

Premium: piani e licenza

Il bot funziona anche in versione gratuita, con un numero limitato di messaggi al giorno e le funzioni base (identità, colori principali e logo). I piani a pagamento sbloccano tutte le altre funzioni descritte in questo manuale. La sola differenza tra loro è il numero di siti su cui si può attivare la stessa licenza, mai le funzioni: quello che sblocchi con il piano più economico è esattamente quello che sblocchi con il più caro.

Free
$0
per sempre, un sito
Chat AI 24/7 con i tuoi clienti
Nessun tetto sui messaggi: il limite lo decidi tu
Colori principali e logo
9 lingue, bot e pannello
Il bot ricorda il cliente sullo stesso dispositivo
×Dashboard e gestione clienti
×Personalizzazione avanzata
×Prenotazioni
×Preventivi PDF
×Termometro lead e Analitica
×Controllo sito
×Cronologia recuperabile
×Portfolio / Prodotti
×Conoscenza del sito
×Sincronizzazione Mailchimp
Il tuo piano attuale
IL PIÙ SCELTO
Pro
$19
/mese, un sito
Tutto quello che c'e' nell'edizione gratuita
Dashboard e gestione clienti
Personalizzazione avanzata completa
Prenotazioni
Preventivi PDF
Termometro lead e Analitica
Controllo sito
Cronologia recuperabile
Portfolio / Prodotti
Conoscenza del sito
Sincronizzazione Mailchimp
Marchio Sabriel AI rimosso
Aggiornamenti automatici
Passa a Pro
Studio
$39
/mese, 5 siti
Tutto quello che c'è in Pro
Attivabile su 5 siti con la stessa licenza
Pensato per chi cura più di un sito
Passa a Studio
Agenzia
$79
/mese, 20 siti
Tutto quello che c'è in Pro
Attivabile su 20 siti con la stessa licenza
Pensato per agenzie e freelance
Passa ad Agenzia

Pagamento sicuro tramite Freemius. Puoi disdire quando vuoi.

Come lo vedi nel pannello
PRO

Perché il confine è "quanti siti" e non "quali funzioni": Un'agenzia che gestisce 10 siti di clienti diversi non ha bisogno di funzioni diverse da un singolo professionista con un sito solo: ha bisogno della STESSA cosa, ripetuta su più installazioni. Dividere i piani per numero di siti invece che per funzioni evita la frustrazione comune di scoprire che una funzione importante è bloccata dietro un piano ancora più costoso.

Attiva licenza: incolla la chiave ricevuta all'acquisto per sbloccare subito tutte le funzioni Pro, anche mesi dopo aver iniziato con la versione gratuita: non c'è nessuna scadenza per approfittarne.

Disattiva licenza: libera la licenza da questo sito per poterla riattivare su un altro: utile se cambi dominio, server, o semplicemente vuoi spostare dove la usi. Senza disattivarla prima, la stessa chiave non può essere attivata altrove finché resta agganciata a questo sito.

Ricontrolla la licenza adesso: il sito non chiede a Freemius ad ogni pagina se la licenza è ancora valida: se lo chiede una volta al giorno e per il resto del tempo usa la risposta che ha già. Quindi dopo un rinnovo, un cambio di piano, una disdetta o una scadenza può restare indietro fino a 24 ore e mostrare ancora la situazione di ieri. Questo pulsante lo chiede subito. Usalo se hai appena rinnovato e vedi ancora Free, se sei passato a un piano più alto e non trovi i moduli nuovi, o se hai cambiato qualcosa su Freemius e vuoi vedere l'effetto adesso. Se qualcosa è cambiato te lo dice e ricarica la pagina; se non è cambiato niente te lo dice lo stesso, invece di lasciarti nel dubbio.